Fuga dalla realtà

Leggere, che bello…

Lo so, l’incipit non è dei più originali, ma in fondo è la verità, no?

Leggere è magnifico perché leggiamo per passione, certo.

Questo è uno dei tanti, tantissimi motivi.

La realtà?

Qual è il vero motivo, quel qualcosa che ci sprona a prendere in mano quel piccolo oggetto di carta (o di plastica, se amiamo gli e-book), cosa ci fa scattare nel cervello quell’impulso irrefrenabile?

Me lo sono chiesto e ho iniziato a rimuginarci per ore, per giorni.

E quando ho capito quale fosse la “scusa” che ci spinge, un sorriso mi si è stampato in volto

Fuga dalla realtà.

Cerchiamo nei libri, nelle storie, quella realtà che fuggiamo disperatamente ogni giorno.

Cercare qualcosa che temiamo: non è paradossale, tutto ciò?

Esempio: stamattina mi sono svegliato e c’era una nebbia così fitta che si poteva tagliare con il coltello.

Un tempo deprimente, uno scenario che ti spinge con tutte le sue forze a restartene a letto, sotto chili e chili di coperte cucite a mano dall’adorata nonna.

Eppure se leggiamo un libro che inizia descrivendo una giornata simile, ne rimaniamo ammaliati, estasiati… com’è possibile?

Leggiamo per fuggire e scriviamo per lo stesso motivo.

Così dicendo sollevò la retina che gli copriva il lato del volto. Da lì sotto mi fissava l’occhio di vetro che gli riempiva l’orbita vuota.

“E adesso, lo vedete bene, in questa terra di ciechi, eccomi diventato il re!”

Vinicio Capossela – “Il Paese dei Coppoloni”

Un breve passo, poche parole che descrivono in pieno la gioia e la follia, il bianco e nero e il colore, il destino e il desiderio.

Scriviamo di cose che non abbiamo mai avuto e che, probabilmente, on avremo mai.

Scriviamo di cose che non conosciamo ma che, in realtà, sentiamo già nostre.

Scrivere è donare, scrivere è esorcizzare.

Scrivere è vita, scrivere è riportare lezioni di vita, avvenimenti drammatici e gioiosi che hanno spinto la società a essere ciò che doveva diventare. O che NON doveva diventare…

Chiudiamo gli occhi e vediamo la realtà che vogliamo attraverso le lettere di una tastiera o il danzare di una penna.

Un mondo che ci riserverà anche brutte sorprese, lo sappiamo bene.

Un mondo, però, che alla fine andrà esattamente dove vorremo noi.

Paragonarci a Dio?

Forse non ambiamo a tanto, però ci piace pensare che, alla fine della giornata, quando spegneremo il computer o poseremo la penna, tutto sarò andare nel migliore dei modi.

O come volevano noi.

Che per noi è, appunto, il migliore dei modi…

 

Roberto Baldini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *