Analfabeta funzionale sarà Lei, Onorevole.

In Italia una persona su quattro è un ignorante funzionale. A dirlo è l’Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (ex Isfol) che, riprendendo studi realizzati dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), lo rivela a diverse agenzie di informazione.

Secondo queste autorevoli Istituzioni, l’analfabetismo emozionale cresce in modo più o meno proporzionale all’età, passando dal 20% della fascia dei sedici-ventiquattro anni all’oltre 41% degli over cinquantacinque.

Ma cosa si intende per ignoranza funzionale? L’ignoranza funzionale, meglio conosciuta come analfabetismo funzionale, è rappresentata dall’incapacità di un individuo di decodificare in modo corretto le informazioni che provengono dall’esterno. L’UNESCO nel 1984 definì l’analfabetismo funzionale come «la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità».

Secondo l’OCSE le ragioni che concorrono a rendere un soggetto analfabeta funzionale sono diverse e tra queste spiccano: il livello di istruzione, il numero di libri letti, il tipo di lavoro e di formazione professionale, l’età e perfino la posizione geografica.

Lo studio effettuato dall’OCSE su trentadue Paesi ha inoltre riportato alla luce l’inquietante dato secondo cui l’Italia sarebbe al quarto posto in classifica per alfabetismo funzionale. Questa notizia ha creato un subbuglio tale da indurre una sorta di caccia alle streghe per individuare e “educare” i cosiddetti analfabeti funzionali.

La cosa che mi ha sconcertato di più è però un’altra. Molti politici (indipendentemente dal loro partito di appartenenza e di ideologie contrapposte) hanno strumentalizzato il lavoro di questi ricercatori per accusare in modo tendenzioso, attraverso argomentazioni miopi, gli oppositori ideologici, definendoli appunto degli ignoranti funzionali.

Di fatto, come si fa a comprendere da quale parte di uno schieramento politico si ritrova il numero maggiore di ignoranti funzionali? In considerazione del fatto che ogni partito suscita simpatie ed antipatie trasversalmente agli

indicatori utilizzati dall’OCSE (cultura, grado di istruzione, posizione geografica, età ecc.), la domanda risulta essere piuttosto complessa, anche se a mio avviso una piccola riflessione può essere fatta. Come abbiamo detto, l’analfabetismo funzionale è rappresentato dall’incapacità di un individuo di decodificare in modo corretto le informazioni che provengono dall’esterno. Una costellazione informativa che, quando viene decodificata in modo corretto da una persona colta, saggia ed equilibrata, quasi sicuramente la porterà alla convinzione che qualsiasi ideologia, anche la più nobile, non potrà mai essere libera da zone grigie, contraddizioni intrinseche,  e interessi personali. Tale constatazione ci induce a persuaderci del fatto che, probabilmente, chi accusa gli altri di non essere in grado di decodificare la realtà, o è uno speculatore ideologico oppure, eventualità più probabile, è un analfabeta funzionale conclamato.

 

 

Antimo Pappadia

 

 

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