Visioni marziane

«Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio New (…)

Così esordiva un giovane Orson Welles, allora ventitreenne, durante il programma settimanale Mercury Theatre on the Air, in cui venivano proposte letture di romanzi celebri. Lo sceneggiato radiofonico che, alle ore venti in punto del 30 ottobre 1938, dopo le prime note del programma musicale, veniva trasmesso, era un adattamento del noto romanzo di H.G. WellsLa guerra dei mondi” del 1897.

L’annunciatore, con tono sempre più concitato:

“Esplosioni di gas incandescente si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. (…) Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill” (…)

“Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’…oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d’ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro”(…)

“Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno!”(…)

“Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere… [Urlo di terrore della folla].”

 

La trasmissione poi proseguiva seguendo la trama del romanzo di Wells, fino all’epilogo in cui i Marziani venivano inaspettatamente sconfitti. Tuttavia, molto prima che il programma radiofonico fosse concluso, tra gli ascoltatori si scatenò il panico.

Eh sì, perché ci fu un tempo in cui i Marziani, sempre e soprattutto loro, popolavano pagine e pagine di romanzi di fantascienza e la “verde” e un po’ ingenua fantasia dei lettori. Era gioco facile quindi che un annuncio radiofonico, fatto solo per rendere più interessante e suggestiva una lettura, non certo per creare terrore, potesse in verità determinare un effetto così dirompente.

Finché la scienza con le sue belle scoperte, basate su prove inoppugnabili, ma ancora tutte da dimostrare, girava alla larga, tutto intorno al pianeta rosso, come un anello polveroso di Saturno, permettendoci di volare, di terrorizzarci, di incontrare nuovi esseri verdi , antenne muniti, e misurarci con la loro diversità, tutto funzionava alla grande e Marte restava sul podio della Letteratura fantascientifica.

E così che scrittori del calibro di Isaac Asimov  con “ Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, Fedric Brown col suo “ Marziani andate a casa!” , Robert A. Einlein con” Straniero in terra straniera” e , per citarne uno di casa nostra, Stefano Benni col suo racconto “ Il marziano che spense Spiritz”, poterono immaginare e farci immaginare incontri, scontri con marziani dalle varie forme e anche colonizzazioni del pianeta rosso da parte di un’umanità ormai alla deriva, come nello stupefacente romanzo di Ray Bradburry “ Cronache marziane”, una pietra miliare della fantascienza degli anni ’50.

E ora che, dopo le ultime scoperte scientifiche, sappiamo tutto o quasi tutto di Marte, pianeta tanto amato anche dai greci antichi che gli diedero il nome del dio della guerra Ares (che divenne poi Mars in epoca romana), per quel suo colore rosso che richiama il sangue, cosa ne sarà dei nostri omini verdi?

Oggi la scienza ha finito di balbettare incertezze, infatti un gruppo di ricercatori italiani , nel mese di luglio di quest’ anno, ha annunciato di avere scoperto una grande riserva di acqua allo stato liquido su Marte, una scoperta che se confermata renderebbe molto più probabile la presenza di qualche forma di vita sul pianeta, al di sotto della superficie ghiacciata di uno dei due poli.

Sarà necessario però inviare nuove sonde e rover (robot automatici), per analizzare lo strato di ghiaccio, perforarlo e scoprire che cosa nasconde.

La bassa temperatura potrebbe complicare l’esistenza di qualche essere vivente, ma non possiamo ancora saperlo: fino a prova contraria, se ci fosse vita su Marte, potrebbe essere da quelle parti.

Batteri naturalmente, non certo i piccoli alieni a cui eravamo abituati.

 

Ma niente è perduto, la fantascienza è anche preveggenza, a volte.

Infatti Ray Bradbury nel suo “Cronache marziane” ci parlò   di un mare estinto con una poetica a dir poco visionaria:

 

“Le stelle brillavano fulgide e le azzurre navi marziane scivolavano tra le sabbie fruscianti. Prima, la nave di Sam non volle muoversi, ma poi lui si ricordò dell’ancora da sabbia e la strappò su, a bordo. […] Il vento spinse la chiglia sul fondo del mare estinto, su cristalli sepolti da tempi remoti, presso pilastri ancora eretti, oltre moli deserti di marmo e di bronzo, tra morte scacchiere di città e rosse pendici montuose, sempre più lontanando.”

 

Anna Bruna Gigliotti

 

 

 

 

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