Segregata in casa, la Fondazione di opere Pie fa “orecchie da mercante”

 Sono due mesi che sono rinchiusa in casa. Segregata. Vivo all’ultimo piano di un condominio di Modena costruito sul suolo comunale da una nota Fondazione preposta anche per aiutare le categorie svantaggiate. Da circa due mesi l’ascensore non funziona e né il Comune, né la Fondazione in questione hanno provveduto a sistemarlo. Dicono che quasi tutti gli inquilini di questo edificio non pagano il condominio. Loro però (gli inquilini) sono giovani e forti e io sono vecchia e con tante patologie e inoltre ho un’ampia documentazione medica che certifica la impossibilità a scendere e/o salire le scale. Tre settimane fa, mio nipote si è occupato della vicenda avvertendo la stampa e i servizi sociali del mio profondo disagio. I Servizi hanno così preso visione della storia. Dopo alcuni giorni l’amministratore, allertato dai Servizi sociali mi ha assicurato che entro i successivi dieci giorni avrebbero finalmente riparato l’ascensore in modo tale da mettere fine a questa mia SEGREGAZIONE, ma purtroppo non hanno mantenuto la promessa. L’amministratore mi ha detto che c’è stato un ulteriore contrattempo e mi ha assicurata che entro questa settimana (cioè il 21 ottobre) l’ascensore sarà ripristinato. Spero proprio che lo faranno perché io mi sento di impazzire, mi sento come se stessi agli arresti domiciliari. Anzi, in galera si sta meglio perché almeno lì si ha qualcuno con cui parlare.

 

Una cittadina di Modena

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