IL CANTIERE DELL’AMORE: COSTRUIRE LA RELAZIONE

Le domande che ci poniamo sul tema dell’amore sono molteplici.

Alcune di esse riguardano la costruzione della relazione: Quando inizia realmente questo processo? E’ qualcosa che prende forma già durante l’innamoramento? O piuttosto è necessario acquietare impeto e passione, per potersi impegnare in un progetto costruttivo?

Nella maggior parte dei casi una relazione d’amore, nella sua fase iniziale, presenta caratteristiche quasi idilliache. Nel periodo del corteggiamento e della conquista ognuno presenta il meglio di sé, e tutto appare molto semplice. Ma quando arriva inevitabilmente il momento di passare dalla fase dell’innamoramento a quella dell’amore, le cose si complicano: bisogna fare i conti con i falsi miti sull’amore, per arrivare a comprendere che l’amore, quello vero, prescinde dal colpo di fulmine, non va confuso con le farfalle allo stomaco, e non può rappresentare la totale rinuncia a sé stessi in favore dell’altro. Esso è piuttosto l’esito di una costruzione paziente e impegnativa di una relazione, qualcosa che va oltre le individualità dei due partner, anche se è da esse che muove.

Se inizialmente l’altro viene idealizzato, e ne vengono enfatizzati gli aspetti gradevoli e positivi, con il tempo la conoscenza reciproca si approfondisce, emergono difetti e lati oscuri, ciascuno rivela sentimenti, valori, esigenze sessuali, progetti di vita, sogni. Bisogna dunque verificare il grado di compatibilità, concordare e negoziare, trovare una comunione di intenti.

L’amore origina da questa capacità di scoprirsi, comprendersi, condividere, imparare a mediare, a trasformarsi, per andare l’uno verso l’altro. Ma non si tratta di una trasformazione che tende a snaturare le individualità, quanto piuttosto di un processo che implica un mutuo adattamento, un venirsi incontro, un mettere in gioco ciascuno il proprio copione di vita, e al contempo la disponibilità a destrutturarlo.

I copioni rappresentano l’insieme di quegli aspetti, peraltro non sempre funzionali, foggiati nel corso della nostra esistenza dalle prime relazioni di attaccamento, e che tendiamo, più o meno inconsciamente, a riprodurre nelle relazioni attuali. Spesso sono proprio questi a governare scelte e comportamenti nelle relazioni, e la capacità di modificarli per costruirne uno comune, genera intesa e complicità, dando vita ad un incastro che diventa garanzia di nutrimento dell’affettività.

Per realizzare questa intesa è molto importante cercare di individuare quali copioni mettiamo in gioco nella nostra relazione, ed imparare, attraverso l’empatia, a comprendere quelli dell’altro, per poter agire non più in modo automatico ma in modo riflessivo.

Un altro punto fondamentale è come ci rapportiamo a quelle caratteristiche dell’altro che ci procurano fastidio. In genere si tratta di aspetti che hanno una risonanza con parti di noi che, per qualche ragione, sono state rinnegate, messe da parte, non integrate nella nostra personalità, ma che in realtà servirebbero per ripristinare la piena armonia psicologica, emotiva e affettiva. Esse vengono prepotentemente riportate alla luce da quelle persone che sono il nostro “opposto” e con le quali siamo chiamati a confrontarci. Destabilizzando la struttura di personalità con cui siamo abituati a convivere, ci mettono in crisi e fanno vacillare la nostra economia interna. In realtà le persone a noi “opposte” rappresentano una risorsa, un’opportunità che la vita ci offre. Ecco perché ne siamo inconsciamente attratti, perché la nostra psiche sa che è ciò di cui abbiamo bisogno per dare una migliore completezza alla nostra personalità. Se riusciamo a scorgere il valore adattivo del confronto con l’altro, rendendoci conto di quel che possiamo integrare dentro di noi per ampliare i nostri orizzonti, questo contribuirà a creare intesa e complicità, ad arricchire la crescita dell’amore e dell’affettività.

Facilitante, in questo processo di costruzione, è lo sviluppo della capacità, nella coppia, di stabilire funzioni auto regolative dei propri stati, attraverso reciprocità, interscambi, influenze reciproche, comunicazioni inconsce, alternarsi di sintonie e dissonanze. I partner di una relazione sono chiamati ad impegnarsi a mantenere un allineamento relazionale, attraverso una continua attività di monitoraggio dei propri e reciproci stati affettivi, per accertarsi che la sintonia venga mantenuta, registrarne l’eventuale perdita e attivare procedure di riallineamento.

Le relazioni che funzionano non sono caratterizzate da una sintonia continua e costante, ma dai giusti ritmi di allineamento e disallineamento, da una regolazione e autoregolazione reciproca degli stati affettivi.

E’ la profonda discordanza di questi ritmi a tradursi in quella mancanza di sintonia che è alla base della sofferenza nella coppia.

 

Nunzia Manzo

 

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