Ti amerò per sempre. Salvo imprevisti.

Ti amerò per sempre! C’era scritto sul davanti di una maglietta indossata da una graziosa signoria nel centro di Milano. Sul retro della medesima t-shirt si leggeva però: <<salvo complicazioni>>. Quella scritta goliardica esprimeva uno dei più grandi dilemmi che tutti gli esseri umani, almeno una volta nella vita, si sono posti e cioè: l’amore è potenzialmente  eterno oppure è destinato a esaurirsi?

Durante la fase dell’innamoramento le persone hanno la percezione che quel peculiare stato emozionale possa durare per sempre. Pertanto, quando due amanti si giurano fedeltà eterna sono sinceri, onesti e leali e, la loro promessa è autentica. Poi, però, col passare del tempo, le cose cambiano, i rapporti si inclinano, l’astio cresce e il sovrapporsi degli equivoci fa nascere seri dubbi circa l’eternità di quell’amore giurato. Francesco Alberoni, uno degli studiosi dell’amore più noti dello scorso secolo, ritiene che il cosiddetto “finché morte non ci separi” può esistere, ma solo se ci sono determinati presupposti. Innanzitutto la coppia deve indispensabilmente aver vissuto la fase dell’innamoramento dopodiché, se coesistono le condizioni congeniali, quello stato nascente può trasformarsi in un amore istituzionalizzato e può continuare  per tutta la vita. Anche Robert J. Sternberg pscologo ed esperto in campo affettivo,  noto per la sua teoria  triangolare dell’amore, ipotizza che:  se c’è passione, intimità e impegno il “per sempre” non è affatto un’utopia, anzi…

Comunque la tesi che la monogamia sia qualcosa di insito nella natura umana di recente si è spinta anche oltre gli studi sociologici e psicologici. Un gruppo di ricercatori della Stony Brook University, ad esempio, guidato da Bianca Acevedo, ha dimostrato, attraverso analisi strumentali che anche quelle coppie che stavano insieme da venti anni, riuscivano a provare le stesse emozioni di quelle persone che si erano da poco innamorate. Ma non è tutto. Un’equipe condotta da Kathleen King della University of Rochester (Usa) ha documentato che le coppie che hanno una relazione stabile, ma sono affette da importanti patologie cardiovascolari, vivono più a lungo rispetto ai single che soffrono delle stesse malattie. Le relazioni consolidate, secondo questi studiosi, comporterebbero una diminuzione dello stress e un miglioramento della qualità della vita, aiutandoci così a vivere meglio e più a lungo. Questo dimostrerebbe per l’appunto che la natura umana è di tipo monogamo.

Non sono della stessa opinione la maggioranza degli antropologi, i quali sostengono che la monogamia è un mito, un fatto puramente culturale; essa esiste, ma solo se la si intende a tempo determinato. Secondo questa categoria di studiosi, la monogamia dell’uomo moderno è un retaggio di una necessità evoluzionistica che oggi non ha più valore. Anche il sociologo Carmelo Carabetta, autore del Volume “Giovani, cultura e famiglia” edito da “Franco Angeli”, appoggia questa linea di pensiero asserendo che l’innamoramento e di conseguenza la monogamia, nell’essere umano sarebbero di tipo seriale e durerebbero al massimo tre/quattro anni, non di più. Dopo questo tempo fisiologico, ognuno soggetto andrebbe, coscientemente o inconsciamente, alla ricerca di un nuovo innamoramento. Insomma a quanto pare il dibattito resta aperto, ma ciò non toglie che, qualunque persona pensi di aver trovato l’amore eterno, è meglio che tenga basse le aspettative per il futuro  e soprattuttoche tenga conto  che la statistica gli è  sfavorevole, infatti, le possibilità che quell’amore possa finire nei successivi 5 anni sono maggiori rispetto a quelle che possa durare per sempre.

 

Antimo Pappadia

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