INTERVISTA A MAIGRET E POIROT

Ho deciso di vivere una esperienza surreale. Incontrerò Maigret il commissario inventato da Simenon e Hercule Poirot il detective uscito dalla penna di Agata Christie.

Trovo Maigret nel suo ufficio alla Quai des Orfèvres, sede centrale della polizia parigina; fa molto caldo, la stufetta accanto alla scrivania è accesa nonostante funzioni il riscaldamento, ma ero stato avvertito. Maigret soffre il freddo in modo patologico ed è un meteoropatico. E’ un uomo solido, che non si perde dietro tante parole e allora decido di passare subito alla prima domanda:

  • Commissario Maigret, perché le sue indagini sembrano essere così diverse dai suoi colleghi?
  • Perché a me interessa comprendere le ragioni che hanno condotto al delitto, prima ancora di assicurare alla giustizia il criminale, cosa che poi non sempre avviene. Purtroppo molte volte mi sono dovuto fermare davanti ai poteri del mondo politico o a quello dell’alta finanza che mi hanno costretto al silenzio e al fermo delle indagini.
  • Lei sembra avere sempre una sorta di comprensione del genere umano e una umanità non inaridita dalla frequentazione e dalla vicinanza con il male
  • Ritengo che gli uomini abbiano mille sfaccettature e non sempre il vero criminale è colui che commette un delitto.
  • Come sarebbe?
  • Se venisse dietro di me, e con me si fermasse nelle portinerie dei palazzi in cui è stato commesso un delitto, o se accettasse di dividere il pranzo con la portinaia che si barcamena tra pentole e chiacchiere e che gentilmente vuole mostrarmi la sua bravura culinaria , allora comprenderebbe che alle origini di un delitto spesso stanno la prevaricazione, la continua offesa, la ricerca di una identità personale, e anche quando l’interesse sembra essere l’unico movente di un crimine, si accorgerebbe che spesso, anche se non sempre, è il bisogno di affermazione in una società che rifiuta il debole,   a scatenare gli istinti peggiori.
  • In questo modo, lei mi sta dicendo che non esiste il criminale o che potremmo essere tutti dei potenziali criminali.
  • Al contrario, dico che non ci sono colpevoli ma solamente vittime, mio padre Simenon, del resto la pensa esattamente come me e sempre mio padre, diceva che “ non bisognerebbe mai togliere la dignità all’essere umano. Umiliare qualcuno è il peggiore dei crimini” .Ciò non toglie che disprezzo tutti coloro e questo accade soprattutto in una certa società, che nascondono dietro una maschera di perbenismo, ipocrisie ed efferatezze.
  • Una domanda personale: potrebbe definire il suo rapporto con la signora Maigret in due parole?
  • Forse, due sono poche ma, affiatamento, la sua pazienza nell’ascolto e il comune interesse per le piccole cose. Non dimentichiamo poi le doti culinarie della signora Maigret e la mia passione per i piaceri della tavola, due cose che unite, creano un bel sodalizio. Ho risolto dei casi parlandone a tavola con la signora Maigret, solo perché lasciava correre i miei pensieri in totale libertà o solo con una semplice osservazione.
  • A proposito di casi risolti, segue un metodo?
  • Per carità, assolutamente no. Il mio metodo è non averlo! Io parlo con la gente, ascolto i testimoni, fiuto l’atmosfera come un cane da tartufi e ho molta fiducia nell’intuito, nelle sensazioni che cambiano di volta in volta e mi portano alla scoperta delle ragioni psicologiche che hanno condotto al delitto, più che il movente stesso . A questo punto, trovare il colpevole, è quasi una logica conseguenza.

Lascio Maigret ai suoi pensieri che corrono sul fumo della sua pipa, al suo boccale di birra e alla sua frase più bella :” Per me voi rimanete un essere umano. Non capite che è proprio questo che io cerco di far scaturire da voi ? : la piccola scintilla umana 

Con Poirot l’incontro è stato diverso.

Immersa nella lettura de “Il sipario ” l’ultimo dei tanti libri in cui Agata Christie racconta le avventure investigative di Hercul Poirot, il detective per eccellenza, nato dalla sua fantasia e dalla sua penna nel 1915,   ho visto muoversi una piccola figura piatta, un segnalibro, che lentamente è diventato tridimensionale e ha preso l’aspetto di un omino molto elegante, con un sorriso appena accennato. Con disappunto ha stirato la piccola piegatura come segna pagina che avevo fatto sul libro dal quale era prodigiosamente uscito. E’ preciso, meticoloso

  • Mi scusi Poirot, ma per lei il disordine, la mancanza di simmetria sono davvero così importanti?
  • Direi che sono fondamentali: nell’ordine regna la calma, e nell’ordine posso riflettere.
  • Allora lei possiede un metodo nelle sue indagini.
  • Lo chiami pure così se vuole. Io guardo la scena del delitto con estrema attenzione, osservo ogni particolare. Le cose possiedono una naturale armonia che viene intaccata quando c’è stato un delitto. Ed è allora che le mie celluline grigie si mettono in azione. Raccolgo indizi, e li metto alla rinfusa nella memoria. Spesso so di avere la soluzione in mano, di possedere tutti gli elementi per scoprire il colpevole ma è solo mettendo in ordine quelli che chiamo gli stecchetti, che alla fine arrivo alla soluzione. Mi piace risolvere l’enigma. Meno, scoprire nell’animo umano l’attitudine al male.
  • Come si è sentito quando sua madre, Agata Christie, ha creato un altro personaggio?
  • Chi? Quella Miss Marple? Brava non posso dire di no, ma con quello suo sferruzzare continuo, quella intrigante curiosità, quella astuzia di paese che nasce dall’abitudine al pettegolezzo.. La prego! quanta differenza con l’eleganza del mio pensiero. Perché io sono il più grande investigatore del mondo. Lo sapeva?
  • Si, mi pare di averlo sentito dire! ( ai giornalisti è concesso dire qualche bugia.)
  • Torniamo ai suoi metodi, anzi , al suo metodo, che le fa scoprire sempre l’assassino. Cosa prova quando riesce ad assicurare un colpevole alla giustizia?
  • La soddisfazione di avere risolto un enigma, ma non tutti i ciolpevoli sono uguali e pur meritando la giusta punizione, non sono completamente colpevoli in tutte le azioni della loro vita. Ed è così che talvolta la soddisfazione è unita all’amarezza.
  • Un’ultima domanda. Pensa di essere stato amato dalla Christie?
  • La verità? Non credo, amava senz’altro di più Miss Marple, ma io ero la sua gallina dalle uova d’oro, non poteva togliermi di mezzo facilmente. Ogni libro che scriveva su di me, erano vendite assicurate e sicuri introiti.

Si ritocca i baffi guardandosi in uno specchietto che porta sempre nel taschino. La sua vanità è pari al suo acume e al suo amore per l’ordine. Nasconde dietro uno sguardo indefinibile i suoi sentimenti, e così come ne era uscito, con un leggero tocco del cappello e con grande eleganza, mi ha salutato ed è rientrato ordinatamente tra le pagine del libro.

Solo dopo essere arrivata alla parola fine de “Il Sipario” ho compreso la necessità di Poirot di farsi presenza. In questo libro, Agata Christie fa morire il suo personaggio che aveva vissuto senza mai invecchiare per ben quarantacinque anni. Era diventato più famoso della sua autrice e questo, la Christie non poteva permetterlo, ma come tutti i persognaggi inventati, Poirot le è sopravvissuto, mentre la Christie invece, ha lasciato il mondo tre settimane dopo avere “ucciso” anche la sua adorabile e terribile vecchietta Miss Marple.

 

 

Nadia Farina –

 

 

 

 

 

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