Quando il vento dell’Est

Quando il vento dell’Est mi porterà il profumo dei capelli suoi…

Ecco, stamattina mi sono svegliata con questo ritornello in testa. Appartiene ad una vecchia canzone di Gino Paoli che, chissà perché, non mi lascia in pace da un bel po’di tempo.

Poi, dai e dai, complice quella meravigliosa capacità umana, spesso involontaria, di cercare assonanze emozionali, suoni e colori che si somigliano, cominciano ad emergere luoghi, oggetti, suoni, volti, parole, riposti chissà dove in ordine sparso, nella memoria.

E voilà, il gioco è fatto!

All’improvviso quel vento dell’Est mi riporta il volto, la parola, il verso, il fazzoletto bianco del più sensazionale poeta migrante che abbia mai conosciuto: Viorel Boldis.

Dico Est, ritornando alla canzone che mi ha condotta a lui, perché Viorel è nato a Oradea nel nord ovest della Transilvania.

La sua è una famiglia di contadini e lui, immerso in un ambiente naturale, fatto di foreste e prati, da bambino ha imparato a pascolare le capre e le mucche, ma ha maturato anche la passione per la lettura e la poesia.

Questo amore l’ha portato lontano.

La poesia per lui è culla e tormento, impeto vitale e casa dove ri-trovarsi.

La poesia e la vita si fiatano addosso, scambiandosi memoria e versi. Suoni e passi.

Con ogni poesia

Io muoio
con ogni poesia
un po’ di più,
con ogni lacrima
al posto di un punto
mi avvicino al Verbo,
agli Inizi.
Cammino
tra parole e indizi,
defunto
segno di domanda
di questo mondo
futile, acerbo.
Io muoio
con ogni poesia
un po’ di più,
con ogni verso
finito sulla croce,
però,
rinasco ancora
quando tu
mi leggi la sera
sottovoce.

Viorel Boldis vive e lavora in Italia dal 1995; è autore di racconti e poesie. Quella su citata è una sua poesia tratta da 150 grammi di poesia d’amore grammi di poesia d’amore – 150 de grame de poezie de dragoste (bilingue), Rediviva Edizioni, Milano 2013.

 

Tra le sue opere: Da solo nella fossa comune, Gedit edizioni, Bologna 2006 (vincitore del Premio Eks § Tra 2005); Rap…sodie migranti, Centro Studi Tindari Patti 2009 (finalista del Premio Tindari Patti 2009); Morarul zeilor – Poezii din strainatate (poesie in romeno).

Il fazzoletto bianco, racconto per ragazzi con illustrazioni di Antonella Toffolo, Milano, Topipittori 2010.

All’inizio del mio articolo, parlando di lui, l’ho definito poeta migrante e non per una mia arbitraria definizione, ma piuttosto perché la letteratura degli scrittori che provengono da altre culture, ma che poi iniziano ad esprimersi in italiano, è conosciuta come letteratura migrante. Spesso considerata marginale.

Lessi in una sua intervista che questo tipo di letteratura per lui ha una valenza interculturale molto potente. Gli scrittori migranti rendono visibili le comunità straniere, svelandone cultura e valori spesso sconosciuti che arricchiscono la cultura del paese che li accoglie.

Per far sì che ciò avvenga, Viorel partecipa a vari incontri e dibattiti sul tema dell’immigrazione e della letteratura e nel 2011 è stato premiato dal Parlamento della Romania con il Diploma di eccellenza per meriti culturali e la promozione della cultura romena in Italia.

Tornando alle sue opere, devo confessare che sono follemente innamorata del suo racconto “Il fazzoletto bianco”.

Raramente ho letto un racconto di uguale, struggente bellezza.

È la storia di una partenza dalla propria terra d’origine e di uno strappo dalle proprie tradizioni e dalla propria famiglia, amate e odiate con uguale violenza.

Il protagonista, emigrato in Italia, deluso nelle sue aspettative, sente forte l’urgenza del ritorno alla sua terra da cui è rimasto lontano (“quasi me ne vergogno” ci dice lo stesso autore) per ben due anni. Due anni di silenzio.

Poi, sul cammino del ritorno, gli compare, inaspettato e caro, quel fazzoletto bianco, che avvolge una casa “con muri di mattoni blu scuro come il cielo prima di una tempesta”, messo lì per accoglierlo senza bisogno di perdono.

 

Beh, a questo punto, l’invito alla lettura di questo straordinario racconto e delle splendide poesie del Boldis mi sembra quasi superfluo!

Vorrei però concludere questo articolo con i versi dello stesso poeta che, secondo me, meglio lo rappresentano e che sanno sussurrarci all’orecchio una sua intima…

Fine modulo

Confessione

Il mio armadio è vuoto.
Gli scheletri che là giacevano
Li ho raccolti tutti nelle mie poesie.

  

 

A cura di Annabruna Gigliotti

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