La Daphne “vibrante”

 

Daphne Sangalli, anche detta Daphne Vibrante, svolge una professione unica nel suo genere. Sposando i principi della consulenza sessuale con una modalità allegra e ironica è riuscita a crearsi una figura professionale tanto peculiare quanto richiesta. Daphne, donna solare, intraprendente e dotata di un’acuta intelligenza, ha trasformato ciò che per molti è considerato un gioco in un lavoro apprezzato e ricco di soddisfazioni.

Per il numero 18 del 15 maggio,  www.lintelligente.it ha avuto il piacere di intervistare Daphne Sangalli.  Ecco le domande che le abbiamo formulato.

1) Ciao Daphne, potresti spiegarci in poche righe il tuo lavoro?

Per me è difficile spiegare ciò che faccio in poche righe, ci provo.

Il mio lavoro è la mia vita, la mia vita è il mio lavoro. Siamo fusi ed il motivo è perché il mio lavoro è una continua ricerca di amore, accoglienza, pace. E’ così che voglio vivere ed è lì che aiuto le persone ad andare.

Non esiste una sana sessualità senza amore. Gli studi di sessuologia mi hanno trasmesso molta teoria, molti concetti scientifici, indispensabili per avere delle basi, ma al di là di ciò c’è la mancanza di amore, che a scuola non viene insegnata.

Come si può aiutare qualcuno se non si ama? Non parlo di amore per i propri

cari, parlo di amore verso le insopportabili limitazioni dell’essere umano.

2) Qual è secondo te la differenza che passa tra il tuo modo di far consulenza sessuale e una psicoterapia tradizionale?

Le mie consulenze non sono paragonabili agli approcci psicoterapeutici, che tra l’altro sono diversi tra loro in

base alle specializzazioni.

Sono cose diverse, infatti collaboro con parecchi psicoterapeuti per poter aiutare in modo completo le

persone.

I miei metodi sono semplici, volti a portare consapevolezza in modo giocoso. Lavoro facendo ridere e giocare

le persone, risvegliando la parte bambina che spesso è dormiente da anni e quindi dimenticata.

Prima di fare ciò accompagno il diseducando, o assistito, a trovare di qualcosa in cui credere. Le persone

hanno perso il credo e ho l’impressione che la società non aiuti loro a ritrovarlo.

3) Per quale motivo talvolta ti definisci “diseducatrice sessuale”?

Diseducatrice sessuale è una definizione altamente provocatoria e talvolta un po’ travisata. Ma va bene

così, un po’ me le cerco. Mi piace usare quel termine perché l’educazione sessuale primaria arriva dalla

famiglia: talvolta i semi hanno dato buoni frutti, altre volte sono divenuti rancidi.

È nel secondo caso che si parla di intervento diseducativo, togliamo ciò che è andato a male, sradichiamo le erbe infestanti  e mettiamo qualcosa di più consono per il diseducando.

4) Quanto risulta importante il sostegno del tuo compagno nell’esercizio della tua professione?

Bellissima questa domanda, grazie. Non potrei fare questo lavoro senza il suo sostegno. È faticoso portare qualcosa di diverso alla luce se sei

solo, un po’ come partorire. Posso portare la creatura in grembo e spingere, ma senza la sua voce che costantemente mi dice -Credo in te, non sei sola- non potrei mai partorire tutte le mie idee, rimarrei in un angosciante travaglio perenne. Prima del mio compagno attuale fu mio marito ad aiutarmi nel processo che ha creato la Daphne di oggi. Con gli uomini sono stata molto fortunata, grazie a ciò riesco ad aiutare

meglio il mondo femminile e il mondo maschile a congiungersi: altro obiettivo di vita/lavoro.

Soffro molto quando vedo le guerre tra uomini e donne, non si rendono conto che sono complementari.

5) Le persone che chiedono la tua consulenza appartengono a qualche categorie sociale specifica, oppure attraversano trasversalmente tutti i ceti sociali, culturali ed economici?

Le persone che si rivolgono a me sono variegate. Imprenditori, commercianti, casalinghe, operai, dottori,

psicologhe, educatori, disoccupati alla ricerca di lavoro, studenti.

Ho anche tre sessuologhe tra le assistite, con loro lavorare è molto divertente. Per quanto riguarda le fasce

di età, andiamo dai quindicenni accompagnati dai genitori ai sessantenni. Chi mi chiede aiuto spesso è già

seguito da altri specialisti, altri arrivano da me cercando qualcosa di completamente diverso e nuovo perché

ha già provato tutto.

6) Secondo te, per gli italiani il vero tabù sta più nell’accettazione di certi impulsi sessuali, oppure nel coraggio di lasciarsi andare da un punto di vista emozionale?

Non amo generalizzare, ogni persona ha una storia diversa da raccontare: questo prevede che ognuno abbia il suo tabù personale. Inoltre mantenere qualche tabù é fondamentale in quanto ci dà un senso di limite che può essere eccitante. I tabù fanno parte di una sessualità perfetta, se accolti e usati in modo sano.

7) Che obiettivi hai per il prossimo futuro?

Ho tanti obiettivi, uno è quello di portare le mie confespettacolo in tutto il mondo, per aiutare più persone possibili, comprese quelle che non hanno le possibilità economiche.

Ho appena cominciato il tour della mia confespettacolo -Perché le donne rompono i coglioni?- che ha lo scopo di far capire alle donne e agli uomini il motivo per cui il mondo femminile ha tutto il diritto di rompere le scatole. Lo faccio in modo ironico, con amore, ed arriva bene.

Ricordo un ragazzo che a fine serata si avvicinò a me e disse -Daphne, cavolo, non avevo capito che essere donna fosse così impegnativo!-.

Grazie Daphne per averci concesso questa intervista e tanti auguri per il tuo futuro.

 

La redazione