Dialogo surreale con la Sorpresa.

La Sorpresa si nasconde dietro l’angolo della via. Fa capolino, poi si ritira. E’ spiritosa ed ha sempre voglia di stupire. Tentare di scoprirla è impresa vana, eppure non posso fare a meno di cercarla. Pesco nelle mie reminiscenze infantili quando andare alla sua ricerca era come mettersi alla caccia del tesoro e trovarsi di fronte a lei, era il batticuore improvviso, un trasalimento, una piacevole e fugace sensazione.

Si accorge di me.

–              Perché mi cerchi? Lo sai che non esisto più?

–              Ma cosa dici?

–              Perlomeno non nei termini di stupore, di meraviglia. Perché per le cose brutte, spiacevoli, ci si avvale di parole come sbigottimento, imprevedibilità, permeate di timore se non di angoscia, ed io, c’entro poco o niente.

–              Mi pare tu sia pessimista

–              Pessimista io? Non è forse vero che questa società non conosce più l’elemento sorpresa? Tutto si sa prima, tutto si conosce.

Pensaci! Un bambino sta per venire al mondo e si conosce quasi dall’inizio del suo concepimento se sarà maschio o femmina. Si è chiamati al telefono e si sa già dal display chi è all’altro capo del filo, non parliamo poi del cellulare che annuncia senza guardare attraverso una musichetta, chi è che sta chiamando. Con poche probabilità di errore si è informati sul tempo che farà , se quella nuvola camminerà veloce, per quanto tempo coprirà il sole, se quel vento asciugherà la biancheria oppure la farà volare via. Con grande anticipo si conosce il tempo del cambio di stagione che non è più quello che abbiamo studiato a scuola. Un film, una fiction, raccontano in un trailer, con pochi flash, cosa succederà.

Il bacKstage di uno spettacolo, di un evento, pare che non si possa più fare a meno di raccontarlo,   toglie ogni elemento di… sorpresa.

Scartare le uova di pasqua non è più sorprendente, divise come sono in: Per bambino, per bambina, per adulti. Dalle cassette delle lettere sono scomparse quelle buste che sapevano di invito ad un evento che invogliava al dialogo:- Sai chi si sposa? Sai chi si laurea?.. mentre oggi contengono solo prevedibili bollette e fogli pubblicitari. Non parliamo poi della leggenda di Babbo Natale che ha perso ogni attrattiva già dalle prime classi della scuola elementare ed i bambini sono costretti dalla evoluzione della società, del commercio, alla banalità di una realtà che ha perso ogni incanto.

I genitori non devono più industriarsi a nascondere i doni sull’ultimo ripiano di uno scaffale, sotto il letto, nello sgabuzzino..

” Quanta fatica in meno, quante disillusioni in meno” dicono i benpensanti.

Queste sono cose ormai acclarate, diciamo accettate, perchè te la prendi tanto?

Perché l’uomo ha bisogno di sorprendersi. Ha bisogno di dare spazio all’immaginazione, all’improvvisazione..

Ma io ti ho appena cercato, ci sarà pure una ragione.

Perché esisto nel tuo ricordo, di quando al mattino ti alzavi e se eri stato bravo trovavi le caramelle nelle pantofole ai piedi del letto, di quando guardavi gli esercizi degli artisti nel circo chiedendoti :- “Ma come fanno? – di quando tuo padre vi caricava in macchina e vi portava in gita senza aver guardato il meteo. Di quando un regalo arrivava inatteso e non scelto da te. Alla fine come vedi, perchè io esista, ci vuole davvero poco, ma troppe cose sono cambiate.

Vuoi dire che soffro di nostalgia?

No, ma credo che tu appartenga a quella schiera di persone che si ribellano al tutto stabilito, all’eccessivamente organizzato, che hanno necessità di qualche incertezza, che devono far volare la fantasia, che hanno bisogno dell’elemento sorpresa di cui, Freud dice, che deve dare un’emozione, e perciò essere breve, per diventare una chiave che ci fa comprendere gli errori.

Sbagliato infatti, credere che tutto ciò che è definito , non possa cambiare. Sempre secondo Freud io sono necessaria per far nascere nuove idee. Alla fine credo che emozionarsi e sorprendersi dia un senso alla vita e sia come il sale nell’arrosto. Gli dà sapore.

Sarà per questo? che mio padre mi diceva sempre: Quando non sai cosa fare sala l’arrosto!

Vuoi dire che dalle piccole e brevi emozioni che tu crei, nasce un senso della vita capace di guardare oltre?

E’ questo che intendo, bisognerebbe fare corsi di Sorpresa, utilizzare le nuove tecnologie senza diventarne schiavi. Ogni tanto cercare di sorprendere se stessi spegnendo la tv e osservare con più attenzione ciò che ci sta intorno. Utilizzare le scoperte scientifiche quando sta per nascere un bambino, per indagare sulla salute ma non sul sesso, scrivere una lettera e non una mail, ed aspettare la risposta che forse, non giungerà, o forse, sì. Decidere una passeggiata senza sapere che tempo che farà..Non sempre, ma ogni tanto, vivere le piccole emozioni che posso regalare.

Non immaginavo cercandoti, di trovarti così filosoficamente amareggiata. Tu non puoi dire che non esisti ! L’aroma di un piatto che arriva da una finestra nel cortile e che solletica il naso e la mente riportandoti ad una tavola felice, il profumo di un fiore, la tua canzone portata improvvisa all’orecchio, suonata da un artista di strada. Un campanello che suona e annuncia l’arrivo di una persona cara, una telefonata inaspettata…! Come vedi, esisti e sempre esisterai e finchè ci sarai, sarai viva. Tu ed anche io!

Adesso ti saluto e se con questo dialogo irreale ti ho sorpreso, viva lo sono già. !

 

La Sorpresa torna a nascondersi dietro l’angolo della via, ma forse lo fa apposta, per saltare fuori proprio quando non l’aspetti.

 

Nadia Farina