Quando l’angelo chiama.

Tre giorni di festa per la Pinacoteca Tosio Martinengo .

 

Sabato 17 marzo, dopo 9 anni di chiusura per ristrutturazione, la Pinacoteca Tosio Martinengo è stata riconsegnata alla città di Brescia nello splendore della sua veste nuova.

Stucchi e velluti alle pareti richiamano il colore di particolari presenti nelle opere d’Arte esposte, come il rosso cardinalizio, che fa pendant con l’abito dalle maniche a sbuffo della serva nella «Cena in Emmaus» del Moretto.

Tre giorni di festa, sabato, domenica e lunedì, con iniziative culturali parallele, durante i quali tutta la cittadinanza ha potuto visitare le sue sale gratuitamente, ammirando la bellezza delle opere di famosi artisti bresciani, quali Foppa, Savoldo, Romanino e Moretto, di un Rinascimento restituito all’antico splendore. Ma non solo. Il Museo, arricchitosi con nuovi acquisti e depositi, offre una panoramica di autori italiani e stranieri compresi in un arco di tempo che va dal Trecento al Settecento.

E poi c’è Raffaello. L’angelo di Raffaello. Ed io, confesso, ero lì per Lui.

Davanti a lui mi sono fermata quasi incredula che un Raffaello appena diciassettenne avesse potuto infondere una tale bellezza e altrettanta armonia di forme in questo “Ritratto di giovane”.

Così era chiamata l’opera fino a quando un grande conoscitore di Raffaello, Oskar Fischel, non individuò nel dipinto il volto del primo angelo a sinistra della grande pala dipinta per la chiesa di Sant’Agostino a Città di Castello, smembrata a causa di un terremoto e poi venduta a pezzi. Contribuì così alla sua definitiva identificazione, facendo rimuovere la patina di vernice scura che ricopriva in parte l’opera e in questo modo riemerse l’attacco delle ali. Io, nel poco tempo concesso alla visita della Pinacoteca, vista la quantità di visitatori in fila all’ingresso, ho potuto ammirare fino all’ultimo richiamo della guida, quell’angelo dal volto leggermente reclinato, il profilo regolare, i capelli a boccoli descritti a punta di pennello, e pensare che fosse un po’ anche mio e che in qualche modo egli stesso, seppure irraggiungibile e divino, avvertisse su di sé il mio sguardo.

Potere dell’Arte che ci regala fascinazione e respiro d’eterno.

 

Annabruna Gigliotti