L’impossibile intervista con Greta Garbo

So di essere una privilegiata. Sono stata ammessa in un privatissimo appartamento newyorkese sulla 52ma strada che affaccia con una dozzina di finestre velate da raffinate tende, sull’East River.

Sono nell’appartamento di Greta Garbo, circondata, da mobili e oggetti di gran gusto ed eleganza, da tanti libri rivestiti in marocchino rosso e verde e un infinito numero di quadri, anche dietro le tende e tra questi quadri, tanti Renoir appesi a pareti rosa salmone, il colore preferito della diva, che chiamò un pittore affinché realizzasse quel particolare tono di rosa.

Che io sia ammessa alla presenza della grande Garbo e nella possibilità di vedere anche l’opera di Renoir tenuta nascosta ai più, fa un certo effetto. Ma ecco che Greta Gustafsson – Gurra per le amiche di ragazza – Greta Garbo per il cinema – solo Greta per gli   amici – Kata per pochi intimissimi, la Divina per tutti, mi appare, dopo avere varcato l’angolo ad elle del salone, che proteggeva da sguardi indiscreti,   l’ intimità del resto dell’appartamento,

La incontro dopo il suo ritiro dalle scene. E’ ancora bellissima – Quasi senza trucco, pantaloni e giacca, un foulard.

E’ la prima a parlare e senza mezzi termini, dopo un saluto cordiale:

–        Ma davvero crede che io possa interessare a qualcuno?

–        La sua persona ed il suo personaggio, sono così in antitesi che non possono non colpire la curiosità e la fantasia di molti. E allora le chiedo, ma lei chi è veramente?

–        Mi dicono scontrosa, invece ho un’anima cordiale, mi hanno dipinto come una reclusa, invece amo viaggiare. Sono venuta anche in Italia, a Ravello, ma l’invadenza dei paparazzi italiani, mi ha spaventata e non sono più tornata. Mi hanno dipinta come un’asociale, solo perché amo circondarmi di poche persone alla volta, non amo i grandi ricevimenti mondani e le feste, invece ho un gran rispetto dell’amicizia cui do un valore immenso. Ho non molti, ma preziosi amici e poi, ho un gran desiderio di normalità. Amo scherzare e sono una persona come tante, mangio, dormo, passeggio.. Lo sa che una volta mi sono sostituita al lift dell’ascensore durante uno sciopero?

–        Sì l’ho saputo, pare che lei sia un tipo divertente!

–        Vada a dirlo a tutti quei cineasti, registi e produttori che mi hanno voluta sempre drammatica, tragica, disperata.. Io avrei volentieri girato film non dico comici, ma divertenti. Ma si rende conto che il fatto che io ridessi è diventato un evento? Il film Ninotchka, lo hanno pubblicizzato con lo slogan “ La Garbo ride!” , così come hanno fatto quando passata al sonoro dal muto, hanno scritto su tutti i giornali “La Garbo parla” e tralascio cosa non hanno detto della mia voce roca. Credo che gli sceneggiatori avessero programmato un tonfo per distruggere la mia carriera che invece, intensificò il numero delle scritture. Ma fu proprio quel successo insperato che cominciò a travolgermi, a farmi desiderare la normalità.

 

–        Ma come può avere una vita normale chi viveva un periodo di gloria come il suo, tanto da diventare per tutti la Divina e rimanerlo anche dopo il suo ritiro dalle scene?

–        Se potessi, cancellerei la memoria di quel periodo di gloria…

–        Vuole rievocare per i nostri lettori quando e come ha cominciato?

–        A Stoccolma per puro caso, dopo aver dovuto abbandonare gli studi per la morte di mio padre…

–        Suo padre era uno spazzino, vero? E sua mamma una contadina.. Non può che farle onore questo essere diventata ciò che è.

–        Non vorrei parlare di loro. Io appartengo solo a me stessa! Dunque, dicevamo, sono andata a lavorare come fattorino in un grande magazzino, poi mi hanno promossa a fotomodella dei cappelli che lì, si vendevano, fino a quando non fui prima scoperta e poi avviata alla recitazione, una cosa che peraltro amavo fin da ragazzina. Arrivare al cinema è stata quasi una logica conseguenza.

–        E allora? Perché si è ritirata dalle scene dopo aver girato tanti film che l’hanno messa sull’altare della fama tanto da essere chiamata Divina?

(Ripeto di proposito questo soprannome, che sembra non toccarla.)

–        E’ vero, ho girato molti film e non tutti particolarmente belli, ma non crediate che sia stato l’insuccesso di “Non tradirmi con me”, a farmi dire basta. In realtà lavoravo anche dieci ore al giorno, l’America in quel periodo mi annoiava, desideravo la mia Svezia. Non avevo legami duraturi e Il matrimonio non fa per me. Ho amato molti uomini e quello che avrei voluto come marito era già sposato con una cattolica che non gli concesse mai il divorzio. E poi, lo sa che ero corteggiata più dalle donne che dagli uomini? Oggi possiamo dirlo, parlano di una mia bisessualità. Io lascio parlare di una vita che non è la mia, quella di Greta Gustafson, ma di una attrice che non ero io o se ero io era un’altra me. Ho sempre avuto paura di quella immagine sullo schermo, così distante da me, quella che risucchiava la mia vita. O forse, di vite, ne avevo veramente due?

–        Certo, a vederla vestita e truccata come una regina, come una gran dama, è difficile riconoscere la Greta che non ama il trucco e si veste in modo mascolino, pantalonacci, giacche larghe … Lo sa di avere inventato lo stile casual?

–        Non lo sapevo, ma se così fosse, sono contenta di avere dato alle donne la libertà del vestire e di non sentirsi costrette da abiti e cinture ad interpretare un ruolo.

Mi dica lei, piuttosto, cosa pensa di me?

(Greta Garbo, la Divina vuole una risposta da me. Trasalisco, cosa mai le può importare un mio parere? O forse, è questa la vera ragione del suo scomparire dalle scene, una insicurezza che il fotografo Roland Barthes, aveva descritto in due parole? -neve e solitudine-.)

–        Io penso che il suo viso, che dicono si muovesse come un sismografo, con impercettibili e molteplici movimenti, con l’arcata sopraccigliare più bello del mondo, apparteneva a Greta e alla Divina in egual misura. Forse, non è riuscita a trovare l’equilibrio tra le due ? o forse, sì dato che oggi vive facendo ciò che veramente le piace. Andare per Musei, alle aste, frequentare gli amici, quelli veri. Noi che crediamo sia in una condizione di splendido isolamento, magari ha preso un pò in giro tutti. E’ diventata un mito senza morire giovane e di lei, si parla e si parlerà ancora come emblema dell’eterno femminino.

–        Ha un bel coraggio, lo sa? Ma siccome io sono una che ama scherzare la lascio nel dubbio.

Dopo 15 anni di gloria e 50 di silenzio. 27 film e 10 nel cinema muto. Il 15 aprile 1990 chiude gli occhi per sempre la Divina Greta Garbo.

Era nata a Stoccolma il 18 settembre 1905

 

 

Nadia Farina