L’amore e le sue geometrie

Quanto regge attualmente la formula che promette una relazione indissolubile, nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, dove solo la morte può separare?

Rimane ancora valida nei matrimoni e nelle unioni o è piuttosto diventata desueta e immaginifica?

Oggi gli amori tremano sotto il peso di fatiche quotidiane, stress, mancanza di cura, affievolimento dell’eros, e quando non naufragano, traballano su equilibri precari tenuti spesso sulla presenza di più protagonisti.

Il triangolo amoroso è un tema che sopravvive alle varie epoche storiche e attraversa le generazioni.

Si tratta di un concetto che origina nell’infanzia, quando la relazione d’amore perfetta implica e coinvolge tre persone: madre, padre e figlio, la triade in grado di garantire stabilità, equilibrio e felicità. Questo modello relazionale viene introiettato, e il ricordo dello stato emozionale da esso prodotta, conservato e custodito nel profondo. Così, quando nella vita adulta qualcosa non funziona nella relazione diadica, può accadere di ricorrere inconsciamente a schemi di funzionamento che tendono a riprodurre la magia di quella situazione. La metafora del triangolo riporta peraltro ad una struttura meccanicamente molto stabile. A volte, nelle relazioni amorose, anche un figlio o un animale possono creare quel triangolo che aiuta a stabilizzare l’equilibrio nella coppia.

Il rapporto a tre può nascere dunque da un’insoddisfazione affettiva, quando il legame principale non risulta appagante. L’amante diviene per il traditore un rifugio, una compensazione alla frustrazione della vita di coppia, una scappatoia dalla noiosa e logorata quotidianità. Può trattarsi di una cosa breve, una semplice scappatella che termina dopo aver soddisfatto i bisogni che hanno indotto ad iniziarla, ma può anche durare a lungo rivelandosi più coinvolgente delle intenzioni e delle attese. I protagonisti di queste complesse dinamiche devono essere saldi e ben equipaggiati sul piano psichico, non è facile barcamenarsi tra più cuori e corpi, persistere nella dimensione della bugia, tenere scisse quotidianità diverse, fare i conti con dubbi, menzogne, furti di tempo, arcaici e prepotenti sentimenti di possesso e gelosia.

Vivere un amore a tre, separando eros e passione da amore e stabilità, può condurre ad una vera e propria usura emozionale e psicofisica.

Nessun partner può essere perfetto e possedere tutte le caratteristiche che desideriamo. Per quanto adeguato e calzante in alcuni ambiti, in altri ci apparirà manchevole o carente, risultando talvolta insoddisfacente rispetto alle aspettative. La ricerca di un amante può scaturire proprio dal bisogno di colmare quei vuoti attribuiti alle mancanze del partner, come se averne due con diverse caratteristiche ci desse l’illusione di avere il compagno completo e perfetto.

A volte, le cause del tradimento non possono essere attribuite ad una vera e propria insoddisfazione né della relazione, né del partner. Alcuni tradimenti nascono nonostante il rapporto di coppia funzioni e non vi sia compromissione di sentimenti. In questi casi a risultare determinante può essere quella sorta di ambivalenza insita in ciascun essere umano che spinge da un lato, per un bisogno di stabilità e appartenenza, a ricercare il partner fisso e la relazione stabile, mentre dall’altro, per il bisogno di appagare la propria individualità, a conservare un desiderio di libertà e indipendenza.

Si tratta di una vera e propria lotta interiore in cui spesso, attraverso l’escamotage dell’amante, si trova l’espediente in grado di realizzare il senso di libertà senza dover fare i conti con la solitudine e rinunciare alla sicurezza della relazione. D’altronde queste dinamiche riguardano spesso anche l’eterno amante, che sceglie inconsciamente una persona impegnata per evitare un totale coinvolgimento, in modo da poter beneficiare solo dei vantaggi della relazione senza mai doversi impegnare seriamente.

In alcuni casi il triangolo amoroso si protrae per anni, quasi nell’indifferenza dei partecipanti che non riescono ad evolvere o a far evolvere le relazioni. In altri, i tradimenti finiscono invece con l’innescare una profonda trasformazione. Se vi è capacità di sospendere la dimensione giudicante, si può arrivare a comprendere che le persone coinvolte sono tutte, in diversa misura, ugualmente responsabili.

Non esiste una vera distinzione tra vittime e colpevoli: si è finiti tutti su una stessa barca, o per dirla meglio sulla stessa zattera, travolti da una dinamica relazionale amorosa dove chi fa non è poi tanto diverso da chi lascia fare, chi permette che accada partecipa quanto l’artefice dell’accadimento. In questo caso il tradimento, subito o inflitto, distrugge ma al tempo stesso trasforma. Demolisce qualcosa che forse non funzionava più per dar vita a una relazione più funzionale. La scoperta del tradimento innesca un processo emozionale che può fungere da motore per avviare un cambiamento interiore nelle persone che ne sono coinvolte. Quello che si è presentato come un problema, diviene un’opportunità. L’apparente fine di qualcosa, una possibile occasione di rinascita.

 

 

Nunzia Manzo