FORME DEL “CONDIZIONAMENTO” (Parte Prima)

“Condizionare”, “condizionato”, “condizionamento” introducono nella maggior parte dei casi a significati spiacevoli: sono “condizionati” gli individui la cui libertà venga limitata da un “agente” esterno, ed anche, più colloquialmente, il politico “azzerbinato” alle direttive del Partito, o l’arbitro che “non osi” decretare un rigore a favore di una squadra “piccola”, contro una “grande”.

In realtà, il fenomeno è più complesso di quanto sembri, e coinvolge politica e religione, filosofia e psicologia, scienza e addirittura fantascienza.

Per questo motivo, ho pensato di infliggervi ed infliggermi nientedimeno che un articolo in tre parti (sic!), con importante corredo di link. (Illustra l’articolo un’opera di Georges Braque.)

 

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Tutti noi siamo “normalmente” condizionati da due fattori intrinseci alla civiltà moderna e contemporanea:

  1. a) la spontanea e ripetitiva interazione con gli altri (la mia libertà di parcheggiare vicino al portone dipende dai comportamenti degli altri automobilisti, ed in particolare dagli orari in cui lasciano la via, ed in cui vi ritornano);
  2. b) il comportamento delle “autorità” (Genitori, Scuola, Stato).

Siamo inoltre condizionati da ulteriori agenzie che “orientano” le informazioni di cui possiamo disporre (alcune ci vengono offerte in modi e quantità addirittura pletorici, mentre altre le si reperisce a fatica, anche volendo andare a cercarsele); e, con esse, credenze e convinzioni a proposito del gusto, della morale, della politica e della religione.

Essere “normalmente” condizionati vuol dire che, per quanto il comportamento delle “autorità” possa essere o apparire opinabile, la dimestichezza ad esse fin dall’infanzia (Genitori e Scuola), unita al desiderio di non scontrarsi con una forza “monopolista della legalità”, e comunque inevitabilmente soverchiante (Stato), ci induce generalmente a farcene una ragione, anche quando, magari, non dovremmo:

https://www.youtube.com/watch?v=Q6coLqnVke4 .

 

Per quanto riguarda l’orientamento di informazioni, credenze e convinzioni, che ci sia, nel fondo. una “patologia”, viene però “sospettato” da quasi due secoli, grazie soprattutto agli scritti di tre pensatori “critici”, accomunati dal filosofo francese Paul Ricoeur:

https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_del_sospetto .

 

In linea generale, possiamo ulteriormente “sospettare” che le funzioni di tale “orientamento” non siano soltanto “bonariamente repressive” (l’ossimoro già dice tutto), ma anche e soprattutto “economiche”, ovvero funzionali al sistema capitalistico e alla sua inesauribile produzione, vendita e consumo di merci:

https://it.wikipedia.org/wiki/Vance_Packard .

 

Questa sinergia fra Marketing e Media rappresenta l’ “ingombrante fardello” del Novecento, i cui costi sociali vennero pertinentemente diagnosticati già all’epoca:

https://www.mulino.it/isbn/9788815133038

 

Oggi, saldandosi Marketing e Media con la Finanza e con l’Editoria Digitale, il fardello rischia di diventare un macigno. Al peso obiettivo delle “agenzie” suddette va aggiunta infatti la progressiva latitanza di quelle “abituali” (Scuola e Famiglia), l’obsolescenza del confronto di idee operato in contesti collettivi (vengo da una generazione in cui “le idee” venivano confrontate in una sezione di partito, o all’interno di una parrocchia), e soprattutto la correlativa fragilità degli individui contemporanei:

https://www.mulino.it/isbn/9788815253033

 

Esiste una “terapia”?

Non saprei dirlo. So però, da “uomo novecentesco” che non possiamo ottenere, e non è neanche sensato auspicare, il ritorno a situazioni precedenti, i cui limiti, peraltro, nel dispiegare libertà individuali e collettive erano ben presenti ai commentatori:

http://www.letteratu.it/2014/07/17/ideologia-e-repressione/ .

 

D’altra parte, il mio essere “uomo novecentesco” mi impedisce di apprezzare nella giusta contenuti innovativi variamente sparsi nella società attuale, sia per quanto riguarda la circolazione delle informazioni, sia sotto forma di fermento sociale.

 

Questa Prima Parte si conclude pertanto con una domanda, e non con una risposta.

E del resto non potrebbe essere altrimenti.

Nella Seconda, affronterò il tema dei “condizionamenti” che operiamo, più o meno volontariamente, su noi stessi: dal banale (mica tanto!) “smettere di fumare”, per arrivare alla pratica di fissarsi obiettivi personali, di coppia, famigliari, gruppali ed organizzativi che potrebbero / dovrebbero, nelle intenzioni, incrementare le performance, il benessere ed il successo economico (sarà vero?).

Parlerò insomma di obiettivi, problemi ed opportunità, unitamente alle scienze, alle filosofie e alle psicologie che se ne occupano.

 

 

 

Gianfranco Domizi