Dovrei smetterla di origliare le falene.

“ Le idee per le mie opere non tendono mai a dimostrare una tesi razionale, ma provengono

spesso dal mio inconscio. Come se le avessi colte origliando la voce delle falene di notte”

Così si esprime Gabriele Picco, giovane artista bresciano ma di respiro internazionale, in merito alla scelta del titolo della sua mostra.

La location , quanto mai suggestiva, nella Crociera di San Luca, nel centro della città di Brescia, lascia letteralmente senza fiato.

Il luogo ha odore di antico e la vastità delle sue sale disorienta.

Fu nei secoli chiesa, di cui conserva la facciata, poi ospedale, palestra, cinema. Oggi la si vuole recuperare in modo intelligente come spazio per la cultura.

La mostra, che fa parte della rassegna d’arte contemporanea Meccaniche della Meraviglia, è stata inaugurata sabato 24 febbraio ed è terminata il 25 marzo.

L’universo visionario del Picco trova casa e si materializza in sei opere esposte: un cavallo triste che piange; un Cristo, lo stesso Picco, sdraiato su un braccio di croce, intento a guardare le libellule, mentre sull’altro giace una tazza che lo aspetta. Sulla parete tre grandi tele, un trittico di santi sgangherati. E ancora uno sconcertante gigantesco Buddha ligneo trafitto da boccettini di Minias: mirabile ritratto del nostro stupefacente mondo moderno occidentale che in modo provocatorio e ironico sfuma nella spiritualità orientale. In una nicchia di nuovo un Cristo inchiodato ad una croce di Emmemtal. Una transgenia artistica di tutto rispetto.

Ma l’opera che più meraviglia, eh sì proprio meraviglia! È Frank il fachiro, un gigante dormiente che sembra fatto di pietra, in verità polistirolo, lungo 16 metri e adagiato su un letto di coni gelato.

Tutta la sala è piena della sua gigantesca figura che rimanda all’infanzia in un modo gioioso ma nello stesso tempo malinconico e nostalgico. Questa scultura è stata trasportata a pezzi per le vie del centro dai ragazzi dell’asilo notturno San Riccardo Pampuri, attivo centro di accoglienza, e poi ricomposta. Beh, se non è geniale anche questa operazione che rimanda ad un’arte che diventa gioco pubblico e condiviso!

Io da adulta un po’ contaminata dal sapere classico, ho altre visioni: un corpo, ricomposto nei suoi pezzi, di un Osiride da una Iside, sorella e sposa, perché il sogno si materializzi attraverso una visionaria intuizione.

Di fronte a tali opere lo spettatore deve inevitabilmente fare i conti con i propri limiti di pensiero e forma, agendo come attore e spettatore in questo teatro dell’assurdo che si nutre e ci nutre di paure, sogni, visioni.

 

Annabruna Gigliotti