CINQUE PROPOSTE DI FANTAPOLITICA

Parte Seconda

 

 Nel numero precedente, del 01 Marzo, ipotizzavo, come molti (ma con un diverso metodo, non basato sui sondaggi), la futura ingovernabilità del Parlamento italiano. Mi cito: “nessuno otterrà il premio di maggioranza per lo schieramento che superi il 40% (anche se il Centro-Destra ci andrà vicino); e parimenti nessuno riuscirà, a posteriori, a costruire una maggioranza del 50% più un seggio, neanche ricorrendo ad alleanze inizialmente non previste (del tipo: PD più Forza Italia, o M5S più Lega)”.

 

Su quest’ultima previsione (M5S più Lega) mi sbagliavo, giacché i numeri ci sarebbero.

Ma suppongo che i due partiti, poco propensi ad una “governabilità tradizionale”, nonché “sospetti” all’Europa, alla Finanza e alla Confindustria, si vorrà metterli “sotto tutela” di un partito più tradizionalmente accettato (Forza Italia, oppure PD, che comunque, allo stato attuale, si è dichiarato non-disponibile), o si vorrà farli rientrare in una qualche forma (politica, “tecnica” o “del Presidente”) in una coalizione ancora più estesa. Siccome il panorama rimane comunque quello di una governabilità precaria, contrassegnata da attriti con l’Europa e conflittualità interne, sempre nel numero scorso formulavo una scherzosa proposta di fantapolitica … supponiamo che nella Costituzione esista un articolo del tipo: “Gli eletti al Parlamento sono responsabili della formazione del Governo. Qualora non riuscissero nell’obiettivo, devono ‘risarcire’ il Paese del tempo e del denaro speso per la campagna elettorale (altro che rimborsi! NdR), rinunciando PER SEMPRE alla carriera politica nazionale (…) … ebbene, pensate che non riuscirebbero a mettersi d’accordo?

Si tratta ovviamente di una provocazione, a cui ne seguivano altre due. Oggi vorrei formulare le mie QUARTA E QUINTA PROPOSTA DI FANTAPOLITICA.

 

QUARTA: qualora la disputa successiva alle elezioni riuscirà finalmente a lambire questioni reali (oltre al solito tentativo di avvantaggiare la propria “parrocchietta”), il tema del Welfare non potrà mancare.

Il motivo è ovvio: un sistema ben congegnato di assistenze e, d’altra parte, stimoli a rimettersi in gioco, è quanto di più importante abbia ideato e realizzato la politica economica europea nel Novecento, ed oggi, nella crisi economica (o all’immediata uscita da essa, come alcuni indicatori suggerirebbero), se ne sente la mancanza e l’utilità.

Del resto, le proposte dei due partiti vincenti sono proprio focalizzate su questo tema: sto parlando del “reddito di cittadinanza” del M5S, e della disponibilità leghista a sforare il 3% di deficit stabilito in sede europea, proprio per reperire ulteriori risorse economiche da destinare alle famiglie.

La questione “immigrazione”, aldilà dei temi opposti della solidarietà, e dell’insicurezza percepita dai cittadini di alcune zone del Paese (ma anche dei “guadagni facili” di una parte della Cooperative nate per gestire il problema), è un “affare di Welfare”, essendo “gli ultimi arrivati” favoriti nella destinazione delle risorse: qualora ci si muova su parametri puramente oggettivi, e considerando, ad esempio, che il numero dei figli incide fortemente nell’ottenere una casa popolare, l’italiano medio, oramai ben poco prolifico, sarà sempre sfavorito, anche se in stato di difficoltà.

Ma guardiamo in altri campi. I parametri oggettivi dettano legge inesorabilmente? Non sempre, e non certo in Parlamento!

Qui, l’unico parametro oggettivo è il numero dei voti presi, e pertanto, se si perpetuasse lo squilibrio a favore degli eletti maschi, si potrebbe agevolmente rispondere: “E che volete? Le donne non le votano neanche le donne!”. Ma come sappiamo, sono state proposti e realizzate delle soluzioni atte e superare, o quantomeno mitigare, la sperequazione esistente.

Ebbene, quando si tratta di ripartirsi i privilegi le “quote”, o meccanismi analoghi. vanno bene, e per sostenere i cittadini non vanno più bene?

Faccio un esempio grossolano: se le case popolari andassero per un tot ai migranti appena arrivati, per un tot alle giovani coppie che vogliono mettere su famiglia (non obbligatoriamente “italiane”, ma comunque presenti da tempo in Italia), per un tot alle famiglie di cinquantenni non-proprietari di casa che abbiano perso il lavoro, per un tot alle donne stalkizzate, per un tot ai padri separati, non supereremmo almeno in parte quella sterile contrapposizione fra “prima quelli che hanno più bisogno” e “prima gli italiani”?

Chi rimanesse escluso, pur appartenendo ad una delle categorie da sostenere, non la prenderebbe forse un po’ meglio, sapendo che un sostegno è stato comunque tentato, sebbene non sufficiente per tutti?

Non si darebbe un po’ di giustizia sociale non solo a chi ha oggettivamente bisogno, ma anche a chi questo sistema di Welfare ha contributo a crearlo?

In realtà, la questione dei migranti è una questione simbolica, tale da portare inesauribile attenzione ai Partiti “pro” e “contro”.

Del resto, se si trattasse “solamente” di Welfare, e non di propaganda (o “affari facili”), come mai per una platea più ristretta, più bisognosa e più meritevole come quella dei clochard non si fa nulla? (Dico: “più meritevole”, perché esposta da più tempo a rischi e sofferenze.)

 

Ma tanto, si sa, i clochard “preferiscono” vivere in strada. O sarà invece che non si prestano né alla propaganda, né agli affari, e tanto meno, “contentandosi” di qualche sottopasso aperto d’inverno, possono creare problemi di ordine pubblico?

 

QUINTA: non stupisca il riferimento ai “padri separati”, categoria negletta per eccellenza, anche perché presa a capro espiatorio da molti. “I padri separati? Sono loro che alimentano la violenza nei confronti delle donne, i ricatti usando i figli, il maschilismo imperante”.

Per quanto riguarda le mie dirette conoscenze personali, i padri separati alimentano la violenza solamente verso se stessi, nel senso che privati spesso (e immotivatamente) della frequentazione dei figli, della casa e dei soldi (e privati conseguentemente delle serenità necessaria per stringere una nuova relazione duratura), si ammalano “misteriosamente”, prima o poi, di cuore e tumori.

Essendo la situazione disperata, e non essendoci un moto di politici, scrittori e giornalisti che evidenzino il problema all’opinione pubblica (i padri separati “non vendono”, e su di essi è impossibile costruire una carriera), ascoltano spesso, per debolezza, “le sirene”, quei politici che, dopo essersi insediati, dimenticheranno immediatamente solidarietà e promesse.

Oggi tocca alla Lega. (Spero che i miei amici “padri separati” ottengano qualcosa, ma ne dubito.)

E mi viene in mente pertanto quest’ultima proposta di fantapolitica: la situazione attuale evidenzia che uno spostamento del 2% “fa la differenza”.

Se il Centro-Destra avesse raggiunto un 2% oggi governerebbe con una maggioranza solidissima, avendo acquisito il premio di maggioranza (che, ricordiamolo, sarebbe scattato al raggiungimento del 40% del consenso elettorale alla coalizione).

 

Ebbene, i “padri separati”, ma anche altri gruppi sociali nelle stesse condizioni, dovrebbero “interiorizzare” di non essere più, oramai, né di Destra, né di Sinistra, e di essere invece sempre e comunque contro il Governo esistente, a meno che il Governo esistente non accolga una parte delle richieste.

La mia quinta proposta di fantapolitica è insomma quella di “minacciare” regolarmente il Governo esistente di farlo cadere, senza alcun ripensamento, alla successiva tornata elettorale.

(I “padri separati” e le loro “nuove compagne” sposterebbero agevolmente, se uniti, il 2-3-4-5% dei voti.)

Ma questa, intendiamoci, è solamente fantapolitica!

 

Gianfranco Domizi