Leggiamo (poco) e Scriviamo (troppo. E male.)

“Italia, terra di poeti.”

Sì, una volta…

Ora si potrebbe dire “Italia, terra di poeti frettolosi che usano ke al posto di che, nn al posto di non, trp e pc al posto di troppo e poco…”

Poeti dislessici, insomma…

Che poi cosa se ne faranno del tempo risparmiato per scrivere messaggi così…

 

Una volta un’amica mi ha mandato questo sms:

Cia, ti spt stasr al ristrnt, mi racc nn scrdar il reg x Alisa. Ciao tvtrb m mnch.”

La mia risposta?

“Scusa, compro una vocale, la A. Poi giro la ruota e tento di dare la soluzione.”

La verità pura e semplice?

Leggiamo poco, per non dire pochissimo, e scriviamo troppo. E male.

E non parlo delle regole della grammatica come la d eufonica, mettere soltanto tre puntini di sospensione e non un’esercito, l’uso dell’apostrofo (lo so, ho scritto un esercito con l’apostrofo, ho sbagliato di proposito per attirare la vostra attenzione).

 

Una volta un autore emergente mi chiese di presentarlo alla casa editrice con la quale avevo pubblicato, dicendomi che aveva pronto un libro rivoluzionario.

Ok, facciamo finta di crederci…

Gli chiesi se, dal punto di vista linguistico, fosse a un livello perlomeno accettabile.

Sì sì, tranquillo, non “o” alcun problema, da quel punto di vista.”

No, ragazzi, non ho scordato l’h, davanti a quella o… è che lui mi rispose proprio così.

 

A questo punto affrontiamo il problema alla radice: perché non leggiamo?

La risposta che preferisco? E che odio, al tempo stesso.

Non mi piace leggere.”

Cioè… sul serio?

Se un musicista mi dicesse che non ascolta la musica perché non gli piace, o che un attore non guarda film per lo stesso motivo, io gli riderei in faccia.

Fammi capire: non esiste UNA canzone che ti piaccia? UN film che guardi volentieri? Non ci credo.

E allora come mai non trovi UN libro da leggere?

Trova un libro che parli di qualcosa che ami: amore, omicidi, poesia, un cantante/gruppo musicale, saggi storici…

Leggi almeno quello, almeno un libro al mese, un libro all’anno…

 

Se leggessimo un po’ di più e scrivessimo un po’ di meno, penso che sicuramente saremmo tutti un po’  più colti e, forse, anche più felici.

Quello che scriveremo dopo aver letto le parole degli altri sarà più bello, potete credermi, anche perché i dati ISTAT parlano chiaro: gli italiani leggono sempre meno: nel 2016, ad esempio, solo il 40,5% ha letto almeno un libro e nel 2017 le cose non sono affatto migliorate neppure per i cosiddetti scrittori, che dire, speriamo nel 2018.

 

Roberto Baldini