Che cos’è L’EMDR?

L’EMDR è un metodo psicoterapeutico  strutturato che facilita il trattamento e la risoluzione di diverse psicopatologie legate a traumi psichici o a eventi stressanti.

In questo numero www.lintelligente.it  per la rubrica “La Rivoluzione della specie”, ha intervistato la Dottoressa Barbara Rossi, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, in merito a questo rivoluzionario approccio psicoterapico interattivo e standardizzato.

 

 

 

  1. Dottoressa Rossi, lei si è qualificata come EMDR European Practitioner. Ci può spiegare cos’è la tecnica psicoterapeutica denominata con l’acronimo EMDR?

 

L’EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti oculari).

È un metodo psicoterapeutico molto discusso, ma anche il più studiato nella comunità scientifica proprio per i suoi effetti sorprendenti. È stato scoperto negli anni ’80 dalla dottoressa Francine Shapiro, ricercatrice universitaria americana, in modo abbastanza casuale. La dottoressa si era accorta che muovendo la testa in modo alternato a destra e a sinistra il suo umore ne trovava beneficio. Studiato il fenomeno, è stato possibile mettere a punto un protocollo, costituito da otto fasi, utilizzato nel quadro di un piano terapeutico globale per favorire la risoluzione dei problemi. In altre parole, grazie all’EMDR i traumi vengono rielaborati in modo adattivo, lasciando andare la sofferenza e rendendo usufruibile nel presente quanto di positivo abbiamo appreso.

 

 

  1. Quali differenze sussistono tra la tecnica EMDR e l’ipnosi?

 

Benchè entrambe siano basate sul movimento degli occhi, vi è una differenza sostanziale: nell’EMDR è necessario che la persona sia cosciente e consapevole di quanto accade, proprio perché il lavoro viene fatto in collaborazione tra terapeuta e paziente. L’ipnosi invece induce uno stato alterato della coscienza per accedere a ricordi considerati rimossi o comunque non accessibili. Non richiede quindi la collaborazione attiva della persona.

 

  1. In quali casi l’EMDR può rivelarsi congeniale?

 

All’inizio è stato messo a punto per il trattamento dei traumi. Teniamo conto che i traumi non sono solo le esperienze estreme, come essere rapiti, violentati o rischiare di essere uccisi in una sparatoria. Questi noi li chiamiamo traumi con la T maiuscola. Ci sono anche traumi relazionali, con la t minuscola, che segnano in modo più silenzioso e meno evidente, come la goccia che, lentamente, a forza di cadere nello stesso punto, scava il solco.

Oggi vi sono protocolli efficaci per problematiche quali ansia, panico, disturbi alimentari, dipendenze, depressioni, ossessioni, fobie, psicosi, disturbi di personalità, nonché per situazioni di emergenza: l’Associazione EMDR viene spesso invitata ad intervenire in casi di disastri naturali, come terremoti o alluvioni, o dopo incidenti violenti, ad esempio in classe per la morte improvvisa di uno studente. D’altra parte, se ci pensiamo, molto spesso alla base di un disturbo c’è almeno un trauma che non abbiamo superato. Dirò di più.

Un ambito di applicazione dell’EMDR che mi ha particolarmente emozionato riguarda il trauma della nascita. Capita ad esempio che le neo-mamme abbiano parti difficili e dolorosi, tali da impedire per motivi medici l’immediato contatto col bambino. Il poter elaborare in tempi brevi il dolore per i rischi corsi, ma anche la possibilità di offrire al bambino un modo per superare l’angoscia dell’abbandono, consente di agevolare l’instaurarsi una relazione positiva e sicura, allontanando problematiche di attaccamento che influirebbero negativamente sullo sviluppo. Si tratta di una bellissima frontiera di protezione della salute.

 

  1. Secondo lei è consigliabile una psicoterapia individuale oppure di gruppo?

Sono due esperienze diverse, aventi lo stesso obiettivo: la conoscenza di sé, il superamento di determinati stati di malessere, il superamento di traumi e la possibilità di vivere bene.

Nel caso di gruppi EMDR, diciamo che ci sono poche esperienze. Benché siano tutte positive, di grande impatto e promotrici di una sorprendente svolta, sono soprattutto esperienze realizzate in emergenza, quando il numero di persone che necessitano di intervento è assai superiore al numero di specialisti in grado di intervenire.

 

  1. Quali professionisti sono abilitati a sottoporre I loro pazienti a questa tecnica?

Solo gli psicoterapeuti possono esercitarla, dopo un training abilitante di tipo teorico e pratico. Il riferimento è EMDR European Practitioner, riguardante il metodo d’utilizzo che sottosta a canoni europei.

Ogni associazione EMDR fornisce l’elenco dei professionisti abilitati nella Nazione.

 

  1. Negli ultimi decenni questa nuova scuola psicologica ha ricevuto riconoscimenti?

Sì, proprio l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’American Psychiatric Association e molti servizi nazionali europei della salute (Francia, Svezia, Paesi Bassi) hanno certificato questa tecnica come una delle due tecniche efficaci nel risolvere situazioni traumatiche. In realtà non si tratta solo di “risolvere la sofferenza legata ad un trauma”.

Il primo obiettivo è quello di lenire il trauma. Usando l’espressione di un mio paziente: “Mentre prima il solo pensarci mi faceva venire il mal di pancia, oggi mi ricorda che avevo il mal di pancia. È un bel passaggio, sostanziale.”

Il secondo obiettivo riguarda la possibilità di far tesoro di quell’esperienza. Una paziente diceva: “Mi sono accorta che quell’esperienza traumatica sulla quale abbiamo lavorato mi ha permesso di aiutare mio figlio quando è entrato in coma, dopo un incidente. La mia esperienza mi ha permesso di capire cosa provava lui e di aiutarlo ad uscire dal suo tunnel. Potente!”.

www.lintelligente.it rigrazia la Dottoressa Barbara Rossi per la sua disponibilità.

 

 

La redazione