A Reggio Emilia c’è un’importante sinagoga

Quasi tutti ricordano che il 27 gennaio di 73 anni fa i soldati sovietici entrarono ad Auschwitz. Da quel momento si apprese che l’incubo del genocidio nazista era stato molto più terrificante di quanto si immaginasse. Il motivo per cui è stata scelta questa giornata per ricordare l’Olocausto compiuto dal nazi-fascismo nei confronti degli ebrei e dei vari deportati non è casuale.

Non tutti sanno però che a Reggio Emilia c’è un’importante sinagoga. E’ ubicata in via dell’Aquila, all’interno del perimetro in cui era confinato il ghetto ebraico. Attualmente la sinagoga non viene utilizzata come luogo di culto e non è nemmeno aperta al pubblico, ma può essere visitata in coincidenza di eventi straordinari oppure durante manifestazioni importanti.

Disegnata nel 1856 dall’architetto reggiano (non ebreo) Pietro Marchelli, fu ricostruita su di un vecchio edificio già eretto nel 1672. La sinagoga si trova nel centro dell’ex ghetto ebraico con una comunità che, nella prima parte del secolo scorso, ha toccato fino alle 900 unità. A testimoniare l’incremento demografico di quegli anni, ci sono i palazzi che in questa zona presentano un’altezza maggiore rispetto a quelli edificati al di fuori dal ghetto. Infatti, il perimetro entro il quale gli ebrei erano confinati era piuttosto limitato e per poter far fronte ai propri bisogni logistici la comunità fu costretta a espandersi verso il cielo e lo fece  costruendo palazzi più alti.

Entrando all’interno della sinagoga si possono osservare due livelli, il primo era riservato agli uomini, mentre il secondo, quello più in alto, alle donne.

Verso la fine della seconda guerra mondiale e la conseguente deportazione degli Ebrei, i nazisti portarono via ogni cosa, lasciando così un terribile vuoto materiale e morale che non è stato mai colmato.

Oggi gli Ebrei reggiani, per pregare, si recano  nel luogo di culto di Modena. Il visitatore della sinagoga in Via dell’Aquila a Reggio può percepire in modo inequivocabile, in quel poco o nulla rimasto, l’eco della follia fascio-nazista vissuta in quei terribili anni.

 

La redazione