Il cancro del gioco d’azzardo.

Il mio primo articolo in cui spiegavo la potenziale sciagura che avrebbero portato le macchinette mangia soldi uscì nel 1998, sul mensile “Il portico di Novellara”.

Qualcuno sorrise nel leggere le mie preoccupazioni in merito alle probabili disgrazie che annunciavo circa quelle macchinette, che allora apparivano come innocui strumenti di intrattenimento. Erano videopoker e roulettes (oggi completamente sostituite dalle slot), la giocata minima era di 50 lire e la massima di 250. Al giocatore veniva restituita una buona percentuale (intorno all’85%) e le vincite non erano mai alte. Pertanto con 2000 lire era possibile prendere anche un caffè durante la pausa lavoro o distrarsi un po’ mentre si aspettava qualcuno. Ne è passato di tempo da allora. Nonostante spesso il mio pessimismo fosse stato considerato catastrofico, se non addirittura paranoico, la realtà si è rivelata perfino molto peggiore di quanto avessi immaginato in quei primi articoli.

Partiamo da un dato! In Italia, nel 2016 (siamo in attesa di scoprire le cifre del 2017 che di fatto non dovrebbero subire grandi variazioni), sono stati bruciati 95 miliardi (260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo, 1.583 euro a testa per ogni italiano) nei giochi gestiti dallo Stato, la cui metà è finita in slot machines e videolottery (queste ultime si differenziano dalle prime in quanto vi si possono inserire anche le banconote oltre alle monete e potenzialmente erogano somme di denaro più alte).

Al nord si spende di più rispetto al sud.

Le regioni più virtuose sono Calabria, Sicilia e Sardegna centromeridionale. I comuni in cui la spesa pro-capite è maggiore si trovano in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna. Per quanto concerne il paese che brucia più denaro, il primato è detenuto da Caresanablot, in provincia di Vicenza. Un paese di 1132 abitanti, che nel 2016 hanno speso 24.228 euro ciascuno. “Non è un dato credibile”, mi son detto! Invece, dopo adeguati approfondimenti, purtroppo la cifra è risultata essere corretta, dato confermato anche da alcuni giornali, come ad esempio il quotidiano “La Stampa”. Tuttavia, per dovere di cronaca, bisogna far presente che la cifra (come testimoniano molti residenti), risulta gonfiata dalla presenza di una sorta di turismo dell’azzardo proveniente dai paesi limitrofi. Subito dopo troviamo Bosnasco, in provincia di Pavia, con una popolazione di soli 623 abitanti che spendono 17.214 euro a testa.

In questa inchiesta sul gioco d’azzardo ci siamo impegnati a fornire dati relativi ad alcuni comuni della bassa Pianura Padana, in particolare della provincia di Reggio Emilia, non solo perché ci vivo, ma anche perché negli ultimi anni i residenti hanno visto lievitare le cifre giocate. Ecco quanto è emerso dai nostri studi e quanto hanno speso i cittadini che vivono dalle mie parti:

 

-Bagnolo in Piano ha una popolazione di 9.788 abitanti con reddito annuo pro-capite di 20.332 euro, ogni cittadino ha speso mediamente 520 euro in 62 apparecchi disponibili.

Boretto ha una popolazione di 5.293 abitanti con reddito annuo pro-capite pari a 20.558 euro, ogni cittadino ha speso mediamente 541 euro in 35 apparecchi.

Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone, ha una popolazione di 5.621 abitanti con reddito annuo pro-capite di 20536 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 409 euro in 26 apparecchi.

-Correggio ha una popolazione di 25.694 abitanti con reddito annuo pro-capite di 22460 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 394 euro su 114 apparecchi.

-Fabbrico ha una popolazione di 6.650 abitanti con reddito annuo pro-capite di 20.793 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 308 euro su 26 apparecchi.

-Guastalla ha una popolazione di 15.000 abitanti con reddito annuo pro-capite di 21.818 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 850 euro in 129 apparecchi.

-Luzzara ha una popolazione di 9.132 abitanti con reddito annuo pro-capite di 20.847 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 383 euro in 50 apparecchi.

-Novellara ha 13.670 abitanti con reddito annuo pro-capite di 20.070 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 2.469 su 136 apparecchi.

-Reggiolo, il paese in cui risiedo, ha un volume di gioco pro-capite molto elevato. La popolazione è di 9192 abitanti con reddito annuo pro-capite di 19.955 euro e ogni cittadino ha speso mediamente 4441 euro in 123 apparecchi. Per onore di cronaca, bisogna far presente che anche i reggiolesi sostengono che qui vi sia turismo del gioco d’azzardo dato dalla presenza del Bingo e, per tale motivo, secondo i residenti, le cifre sarebbero sproporzionate rispetto agli altri paesi della bassa reggiana.

-Rio Saliceto ha una popolazione di 6133 abitanti con reddito annuo pro-capite di 19.065 euro, ogni singolo cittadino ha speso mediamente 392 euro su 18 apparecchi.

-Reggio Emilia, infine: popolazione di 171.491 abitanti con reddito annuo pro-capite di 22.447 euro. Ogni singolo cittadino ha speso mediamente 1551 euro per un totale di 95,8 milioni di euro buttati nelle AWP, cioè le “New Slot” (quelle che accettano solo monete e sono presenti anche in bar e tabaccherie), e  bruciato 170,2 milioni di euro nelle VLT, ossia le Videolottery (quelle che accettano anche banconote e sono presenti in locali dedicati al gioco). In città ci sono 1412 apparecchi, per una media di 8,2 macchinette ogni 1000 abitanti.

In Italia sono presenti 414.000 slot machines – una ogni 143 cittadini regolari.

Nulla, per quanto concerne questo tema, potrebbe essere spiegato meglio dei dati.

Non ho altro da aggiungere.

 

 

Antimo Pappadia