ASPETTANDO LE ELEZIONI POLITICHE Parte Prima

In questo articolo sviluppo alcune osservazioni sulla politica e sulla politica italiana. Nel prossimo numero, analizzerò tendenze e cambiamenti degli ultimi 50 anni (1968-2018), e formulerò (per gioco!) previsioni riguardanti la prossima tornata elettorale.

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Per incominciare, vorrei distinguere la politica in due grandi categorie: come ci viene raccontata, e come la dovremmo considerare realisticamente.

Come ci viene raccontata: Valori, Programmi, Persone.

La politica è la modalità principale di realizzazione dei Valori che noi cittadini preferiremmo per un’ipotetica fondazione di una società migliore (notissimi quelli della Rivoluzione Francese: libertà, uguaglianza e fraternità).

I Programmi della politica dovrebbero pertanto conseguire da essi.

Va da sé che essendo la società segmentata in gruppi di uomini e donne diversi/e per posizione economica, competenze culturali e tendenze psicologiche, i Valori preferiti non saranno gli stessi per tutti, e comunque varierà l’importanza data all’uno, o all’altro (l’integrazione, ad esempio, è prioritaria sulla sicurezza dei cittadini?, o viceversa?) … e saranno parimenti variegate le opinioni sulla costruzione dei Programmi.

Questi ultimi possono inoltre risultare particolarmente complessi, essendo da declinare in Obiettivi realistici, reperimento e allocazione delle Risorse (semplificando: dove trovare i soldi, e come ripartirli fra diversi Obiettivi) e scelta delle Persone competenti. Per ognuno degli “step” potranno ovviamente moltiplicarsi le diversità di vedute.

Tuttavia, la Storia ci ha finalmente insegnato che rendere dominante un valore rispetto ad un altro (per esempio, l’uguaglianza rispetto alla libertà, come è avvenuto nei regimi comunisti) può creare elevati problemi, ed anche tragedie personali e sociali.

Da un punto di vista più “tattico”, nessun candidato politico vorrebbe mai essere accusato per questo genere di errore … la conseguenza è che tutti i candidati difendono più o meno gli valori, ovvero tutti! E non mi si venga a dire che la Sinistra è per l’integrazione e la Destra per l’ordine, giacché il Sindaco di Sinistra non potrà che farsi carico della “domanda d’ordine” dei suoi cittadini, se vuol essere rieletto; ed il Sindaco di Destra dovrà guardarsi bene dal “difendere l’ordine” fregandosene dell’integrazione, anche perché, notoriamente, la mancanza di integrazione finisce comunque per creare disordine.

Per quanto riguarda i Programmi, se fossero veramente portati avanti dai competenti, avremmo tutti “governi tecnici”, ovvero formati da economisti, sociologi, artisti e scienziati occasionalmente prestati alla politica.

Ma a parte il rischio che ne scaturirebbe (ovvero quello di fare cose forse anche utili, ma “scontentando” … esemplare la parabola del Governo Monti, niente affatto più mediocre di altri, ma diventato, nella percezione comune, il peggiore dei mali), c’è da dire che oramai ogni politica nazionale è quasi totalmente determinata da quella continentale, che a sua volta è determinata da quella statunitense (la “locomotiva” di tutto il sistema capitalistico … le crisi e le riprese dipendono di fatto dall’andamento dell’economia degli USA), che a sua volta è determinata dagli equilibri disegnati dalla finanza. Insomma: i proverbiali “80 euro” non hanno fatto ripartire l’economia italiana, ma neppure l’hanno peggiorata.

Sono stati di fatto un diversivo per continuare a credere ancora ai politici che hanno messo in programma quella misura economica, o, al contrario, a quelli che l’hanno avversata. Gli “80 euro” (e similari), nonché le opinioni “pro o contro” che hanno generato sono quindi pura fuffa propagandistica.

Come la dovremmo considerare realisticamente.

Se la politica si basasse veramente sui programmi, le opinioni e le discussioni che ne scaturiscono avrebbero lo stesso interesse che genera la lotta all’obesità, l’apertura serale dei musei o il menu delle mense aziendali … tutta roba seria e importante, per carità, ma assolutamente non competitiva rispetto ad opinioni e discussioni sul gossip, sulla moda, sul sesso e sul campionato.

La politica si basa solo apparentemente su Valori e Programmi, la posta in gioco è tutt’altra. Al netto delle perversioni imperanti (professionisti della politica, dal Parlamento fino ad organizzazioni e sezioni; affari & favori; privilegi e narcisismi, fedeltà canina al proprio partito; incompetenze varie), che fanno ovviamente anch’esse parte del gioco, i fattori principali, a mio avviso, sono tre:

  1. a) i comportamenti e gli atteggiamenti;
  2. b) il linguaggio dei leader
  3. b) l’identificazione simbolica con i protagonisti della politica … ….e, questi tre sì!, generano discussioni senza fine.

Le liberalizzazioni sono di Destra, o di Sinistra? La lotta al degrado e alla microcriminalità è di Destra, o di Sinistra? Una risposta non c’è, ma se ne parla un politico, o anche un normale votante, di Destra, o di Sinistra, te ne accorgi subito!

E’ questo è il fattore a), che si incrocia con il b) attraverso due concetti ulteriori: il “politicamente corretto” e la “grammatica”.

Insomma, un politico che difende il suo vitalizio, e quasi se ne vanta, passa più inosservato di una frase infelice, o semplicemente mal costruita, sui “neri”, sulle “donne”, sui “malati” e sui “disabili”, o di un’inversione fra congiuntivo e condizionale.

Tutti pronti a puntare il ditino.

Ma, mi chiedo, se avessimo in Parlamento operai, agricoltori, edili, camionisti, benzinai, cuochi e camerieri (come dovrebbe essere), invece che avvocati e commercialisti (come di fatto è), questa “caccia all’errore” non dispiegherebbe infine la sua intrinseca verità?, ovvero: non solamente giochino sadico e persecutorio, ma anche futile e canagliesca vendetta borghese verso quelli che hanno studiato di meno?

Per quanto riguarda l’identificazione col leader, si arriva a volte a fenomenali paradossi come quello dell’infermiere o dell’operaio a fine turno che, non paghi delle faticose 8 ore di lavoro, vanno di sera a grigliare hamburger e salsicce alla Festa dell’Unità. Lo faranno per la rivoluzione, o comunque per una società più giusta? Mah, non discuto. Ma quando poi li vedo accogliere D’Alema e Veltroni (che prima o poi, statene sicuri, si riuniranno nuovamente in un contenitore comune, per far danni ulteriori, su sponde, come sempre, apparentemente opposte), con una disponibilità che magari non riserverebbero a un cugino emigrato e tornato, mi viene da pensare che la vera rivoluzione sarebbe quella di mandare i politici di professione a grigliare, sperando che siano finalmente in grado di ricambiare l’accoglienza, la disponibilità e l’affetto ricevuti per anni.

L’identificazione simbolica in un leader è comunque fenomeno non solo politico, ma anche psicologico: la preferenza per D’Alema a scapito di Veltroni, o viceversa, è avvenuta per decenni all’interno dello stesso partito … lo stesso dicasi per Bossi, o Maroni, o Salvini, e così via. E se in passato la politica dominava (essere un comunista “amendoliano” o “ingraiano”, un socialista “nenniano” o “lombardiano”, un democristiano “andreottiano” o “moroteo” implicava la scelta di una linea strategica e valoriale, e di conseguenza l’appartenenza ad una “corrente”), oggi domina l’atteggiamento ed il comportamento: protestatario? Grillo o Salvini, affidabile? Toti o Bersani, sbruffone? Renzi o Berlusconi … atteggiamenti e comportamenti che ci appartengono probabilmente dall’adolescenza, e che assurdamente condizionano i più per tutta la vita, non essendo mai seriamente vagliati alla luce di condizioni politiche nuove e fatti nuovi.

 

Gianfranco Domizi