Sarà una fake news?

Se siete in ospedale e la vostra anima avverte un impellente bisogno di essere assistita, chiamare un prete. Non è uno scherzo, ma un vostro diritto. Potete farlo sempre, in qualsiasi momento, anche durante la notte qualora lo riteniate urgente.

Sì, perché non tutti sanno che in ogni ospedale italiano ci sono dei prelati a carico dall’AUSL regolarmente retribuiti (figurano nelle buste paga proprio come i medici, gli infermieri e gli OSS), per fornire assistenza religiosa ai ricoverati nelle strutture pubbliche. Nel contratto è sancito che i cappellani devono essere forniti di un cerca-persone e che hanno l’obbligo di garantire la reperibilità H24. Quindi l’attività di assistenza spirituale che i preti svolgono (o dovrebbero svolgere) a favore delle anime sofferenti presenti nelle strutture ospedaliere, non è un’opera filantropica o una disinteressata forma di volontariato come molti pensano, bensì un obbligo sancito da un contratto di lavoro.

Nella “sinistrorsa” Emilia Romagna, ad esempio, i costi dell’assistenza religiosa sono disciplinati dalla legge regionale 12/1989 (una normativa che aveva recepito a sua volta la legge 833/1978). Resta comunque molto, ma molto difficile (chissà perché), conoscere esattamente qual è l’onere esatto che l’ASL sostiene per stipendiare i prelati che confortano le anime dei pazienti ricoverati negli ospedali.

Pertanto, per non ripetere l’esperienza già vissuta dal quotidiano della provincia di Trento “L’Adige” che in seguito ad un banale errore di calcolo rischiò una severa denuncia da parte degli organi preposti, si fa presente ai lettori che le cifre redatte sono state calcolate con estrema prudenza e con un margine di approssimazione rivolto verso il ribasso. Ecco i numeri arrotondati per difetto:

In Toscana l’AUSL spende più di 1.500.000 euro l’anno, mentre la cifra in Emilia Romagna è superiore ai 1.300.000 (nella sola provincia di Modena almeno fino al 2016 c’erano 11 preti stipendiati per un costo di quasi 200.000 euro l’anno). Non male per un territorio che ha la pretesa di infondere idee laiche.

In Lombardia (che ha una tradizione più “destrorsa”) ci sono circa 100 dipendenti religiosi per un costo totale annuo non inferiore ai 2.000.000 di euro. Nel Lazio gli stipendiati dal servizio sanitario sono più di 150 con un costo superiore ai 3.500.000 di euro. Ma se si vuole andare in paradiso bisogna scegliere la regione Sicilia, perché oltre a godere dei rinomati paesaggi dalle bellezze paradisiache, l’isola, in rapporto alla popolazione, ha in Italia il numero più elevato di cappellani retribuiti dall’AUSL. I preti assunti sono quasi 300 per una spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale ben superiore ai 4.000.000 di euro all’anno. Ma allora, quanto costano complessivamente i prelati in Italia assunti dalle ASL? Esattamente non mi è stata data la possibilità di calcolarlo con esattezzza, ma di certo la spesa supera abbondantemente i 15.000.000 di euro l’anno.

E’ di pochi giorni fa la notizia della grande protesta fatta dai camici bianchi che, in vista degli ennesimi tagli alla sanità,  ha spinto 134 mila medisci a scioperare per 24 ore,  voi lettori, avete qualche suggerimento su come tagliare le spese?

Se pensate ancora che questa sia una fake news, provate ad approfondire, non immaginate minimamente cos’altro potreste scoprire.

 

Antimo Pappadia