“FAMOLO ALCOOLICO!”

No, non è un refuso, ma una citazione distorta del “Famolo strano”, di verdoniana memoria. Qui però si pone l’attenzione non sul tasso di creatività che potrebbe o dovrebbe accompagnare l’atto sessuale, ma sul tasso alcoolico. E’ un fattore non nuovissimo, ne convengo, ma sempre più evidente nelle giovani generazioni, e diventa sinistramente attuale in quanto prevede oramai, sempre più spesso, il ricorso ad ardite mescolanze con droghe più o meno potenti.

La sottolineatura della “scarsa presenza a se stessi” che ne deriva avviene spesso anche nelle Aule dei Tribunali, dove funge generalmente da aggravante per il profittatore.

(Nella terminologia adottata, accettiamo l’ipotesi, del resto assai prevalente nella cronaca e nelle Aule di Giustizia, che la vittima sia una donna eterossessuale, ed il profittatore un uomo eterosessuale. Non saprei dire, dal punto di vista legale, cosa succeda se ad essere “alterati da droghe” siano entrambi: profittatore e vittima, ma sappiamo come il “senso comune” tenda a colpevolizzare prevalentemente la donna.)

Eppure, insieme agli episodi cruenti di cui ci tiene informati la cronaca, esistono storie di tutt’altro genere (che possiamo conoscere solamente attraverso il racconto diretto degli interessati), in cui la “serata brava” viene rappresentata come un evento qualsiasi della vita sessuale giovanile (quindi: né particolarmente piacevole, né particolarmente spiacevole, quasi una routine collegata alla frequentazione dei locali) … oppure come un elemento piacevole, ma “col senno di poi”, perché DOMANI potrà fare piacere l’essersi conosciuti, e da un primo incontro in cui si è “poco presenti a se stessi” potrà nascere un’amicizia, una relazione, una coppia, un amore.

Il “famolo alcoolico” non deve finire necessariamente in cronaca, e al Tribunale.

Ciò non ci esime però da alcune riflessioni. Le sostanze “alteranti” occupano la vita dei giovani non da oggi, e neanche da ieri, ma sembrano oramai quasi un “obbligo sociale”, essendosi svincolate dai concerti e dal fare musica (le “classiche” occasioni del passato)… e rappresentano sempre più un pericolo, non solo per i motivi “soliti” (che non sto qui ad elencare, giacché li sappiamo tutti), ma anche e soprattutto per una sorta di “evoluzione tecnologica”, se così vogliamo definirla, che viene perseguita dalla criminalità per rendere disponibili sostanze sempre nuove, dagli effetti imprevedibili (anche la marijuana, quand’è “transgenica”, diventa spesso “pesantissima”), e, soprattutto, per rendere l’acquisto alla portata di tutte le tasche.

Tuttavia, la riflessione che voglio qui avanzare è un’altra: vorrei cercare di capire se le “alterazioni” raggiunte individualmente, in coppia o in gruppo abbiano finalmente lo scopo di deresponsabilizzare dalle dinamiche del corteggiamento tradizionale. Come a dire: “Ti ho cercata, e ti sono stato dietro per tutta la serata, ma perché non ero in me”.

Se questa ipotesi è “utile” (le ipotesi diventano “giuste” o “sbagliate” solamente se verificabili, e questa mia non sembra verificabile, se non attraverso questionari o dialoghi, che otterrebbero quasi fatalmente risposte menzognere), il fatto che ancora una volta ci si riferisca prioritariamente a un ragazzo, un maschio, che “esprime il suo interessamento” in modo “deresponsabilizzato” nei confronti di una ragazza. una femmina, non deriva più solamente dall’indulgere, nel linguaggio, alla “situazione prevalente”. C’è di più, in quanto è proprio il maschio (e specialmente il giovane maschio, che non ha ancora acquisito una competenza “pratica” ed emotiva nel corteggiamento) ad avere maggiormente bisogno di eliminare, attraverso uno “stato psico-fisico alterato”, tutti quei paletti che la società gli sta progressivamente mettendo di fronte, nel rapportarsi con l’altro sesso.

Si tratta, beninteso, di paletti anche utili, a fronte degli episodi di quotidiana aggressività (a volte letale) degli uomini verso le donne, ma che rischiano di ingenerare la convinzione che un incontro fra un ragazzo e una ragazza debba scontare non soltanto le ben note goffaggini dell’adolescenza e della gioventù, ma anche una serie di rischi, che potremmo riassumere provvisoriamente in una domanda: Qual è il confine fra corteggiamento accettabile, oppure molesto?

Inoltre:

E’ proprio vero che dietro ogni uomo c’è un violento? (sono anni che esistono pubblicità cartellonistiche, volte ad additare il “nemico” nella persona apparentemente insospettabile, e che i ragazzi possono osservare, sia per strada che sugli sugli autobus, la rappresentazione di persone similissimi ai loro fratelli maggiori, e ai loro padri, con il viso inquietantemente cancellato … come a dire: potrebbe essere anche tuo fratello, tuo padre, tuo zio, ed ogli altra persona a te vicina, e tu stesso potresti essere un uomo così disprezzabile, senza neanche accorgertene).

Ed in estrema sintesi:

Come dovrei comportarmi? … domanda tutt’altro che irrilevante, soprattutto per un maschio, se consideriamo che la pulsione sessuale finalizzata a risolvere il bisogno immediato (ed anche il buon esito della seduzione per “acquisire punteggio sociale” con i coetanei) è sentita (sono sentiti) dall’uomo giovane in modo soggettivamente più urgente rispetto alla donna giovane, per differenze bio-fisio-antropologiche, ed anche per la rappresentazione che egli è tenuto a dare di sé, in società.

(Negli anni ’70 ci si era illusi che non fosse così, e che l’iniziativa di “violare” lo spazio altrui, appannaggio remoto del maschio “cacciatore” e “guerriero”, potesse cominciare ad essere equamente ripartita fra i sessi, in virtù di un’emancipazione dei costumi nelle giovani donne, che, se mantenuta nel tempo, si sarebbe veramente configurata come una “rivoluzione sessuale”, tale da “liberare” non solo la donna dalla tradizione e dal patriarcato, ma anche l’uomo da un retaggio discutibile, e comunque non certo favorevole all’espressione di un erotismo soddifacente e appagante.

OGGI, da quel che posso vedere, mentre l’ “avvicinarsi reciproco” nel corteggiamento è effettivamente ripartito abbastanza bene, e può dare ai maschi “competenti” segnali sufficientemente chiari, anche se non “definitivi” né “inequivoci”, su come ci si debba comportare, la “violazione finale” dello spazio: il bacio, la carezza, il bottone della camicia slacciato con “gentile baldanza”, per intendersi, rimane comunque un’operazione generalmente “maschile”; e questo espone a tutta una serie di effetti collaterali, dalla goffaggine, alla molestia inconsapevole ed involontaria, che diventano problemi veramente importanti, ed anche imponenti, per i giovani, nonché per chiunque sia, o si senta, poco competente nel corteggiamento e nella seduzione.)

Non voglio stare qui a discutere le motivazioni che hanno portato le donne, e soprattutto le loro rappresentanti nella Politica e nelle Organizzazioni, a dare una rappresentazione dell’uomo eterosessuale così paradossale e grottesca, ma potrei nondimento affermare che in questo modo NON sono state salvate delle vite, né è migliorata la qualità delle esistenze femminili.

 

Ovviamente, come per tutti i temi e i problemi non verificabili (se non mediante statistiche che ognuno può interpretare a proprio piacimento), mi si potrebbe rispondere che MENTRE la Politica e le Organizzazioni “al femminile” facevano progredire la risoluzione del problema, NEL FRATTEMPO i maschi erano ulteriormente peggiorati: “sono fatti così” … “nulla li cambierà” … “perdono la ragione nei momenti di crisi: separazioni, divorzi, disoccupazione, perdita del tenore di vita, povertà, emarginazione, degrado” … “perché … perché … perché” …

Ho tuttavia appreso dall’esperienza che “aver ragione” e “risolvere i problemi” (o quantomeno mitigarli) sono dimensioni quasi mai reciprocamente correlabili; esiste inoltre una netta differenza fra “avere ragione” e “voler avere ragione”; e quando si dà ragione ad un’argomentazione altrui per compiacenza, furbizia o estenuazione, questa “resa” non migliora l’esistenza di nessuno.

Possiamo attribuire tutte le responsabilità a tutti i maschi, come è oramai in uso (è l’ennesima retorica dei tempi), ma a me rimane il sospetto che in imminenza del corteggiamento, e durante il corteggiamento stesso, i maschi bevano, per deresponsabilizzarsi … ma bevano anche le ragazze: del resto, chi potrebbe seriamente pensare di passare una notte, o anche due ore di intimità e di sesso, con un individuo tendenzialmente imbecille e pericoloso?

Si può fare, ma preferibilmente sotto effetto dell’alcool … anche perché. se il partner occasionale fosse effettivamente innocuo (come quasi tutti), ma comunque un imbecille (anche questo può succedere), le amiche non la smetterebbero facilmente di prendere in giro la malcapitata … e quindi, forse la deresponsabilizzazione durante il corteggiamento fa comodo ad entrambi, pur determinando un “effetto collaterale” tutt’altro che trascurabile: la conoscenza reciproca viene a questo punto scarsamente apprezzata e “goduta”. E chissà che non sia anche questo deficit di aspettative a determinare il ricorso all’alcool e alle droghe …

 

Gianfranco Domizi