L’amore scorre liquido.

Nell’era consumistica, anche l’amore ha cambiato espressione. Ma cosa è mutato nell’animo umano? L’essenza dei sentimenti, la manifestazione di chi li prova, o entrambe le cose?

Per meglio comprendere le dinamiche legate a questo sentimento, dobbiamo partire dalla trasformazione che il bisogno di amare ha subito nel nostro tempo.

In una cultura consumistica come la nostra (che propone prodotti pronti all’uso, ricerca soluzioni rapide e ottimizzazione dei costi, promuove soddisfazione immediata per la quale inventa ricette infallibili), anche l’esperienza dell’amore rischia di diventare simile a tutte le altre merci.

Le merci, se non soddisfano o si presentano scadenti, possono essere sostituite con altri prodotti, e se risultano soddisfacenti comunque non ci si aspetta che durino a lungo: oggetti in buono stato e ancora funzionanti vengono spesso gettati via solo per fare posto a versioni nuove ed aggiornate.

Le relazioni non fanno eccezione a questa regola. In una realtà dominata dall’utilitarismo, dalla mercificazione, dalla liquefazione dei rapporti e delle regole, dei processi di normalizzazione e standardizzazione, l’elemento prioritario nelle relazioni è avere un tornaconto, cosicché dette relazioni tendono ad assumere un valore sempre più strumentale.

Siamo uomini della modernità liquida, cioè di quella fase dell’età contemporanea caratterizzata da mutevolezza e instabilità di qualunque forma organizzativa: famiglia, società, lavoro, ecc. Un mondo liquido è un mondo in cui abitudini, comportamenti, scelte, strutture sociali, non riescono a raggiungere quella solidità che permette di mantenere inalterata e quindi sicura nel tempo la propria forma. Di conseguenza ogni cosa diviene incerta, instabile ed effimera, caratterizzata da una fragilità che contagia inevitabilmente anche i legami affettivi e sentimentali.

L’attenzione dell’uomo contemporaneo è concentrata sulla soddisfazione immediata del bisogno, sul consumo veloce del desiderio nel suo appagamento, e ciò si riflette di fatto nelle relazioni, dalle quali si pretende l’assoluta soddisfazione delle proprie aspettative e desideri.

Il tempo attuale, il liquido-moderno, è dunque sfavorevole all’amore, mentre sembra più adatto al desiderio. E’ un tempo che celebra l’istante e la soddisfazione ottenuta prima ancora di desiderare, dunque la voglia che prende il posto del desiderio. Togliersi una voglia è diverso dall’esaudire un desiderio, è un atto estemporaneo, senza conseguenze durevoli che potrebbero ostacolare ulteriori momenti di estasi gioiosa. Il desiderio va invece coltivato, richiede una cura prolungata, qualche scelta difficile, qualche compromesso. Nel trasformarsi in voglia, il desiderio si sveste dei suoi aspetti fastidiosi.

Sperimentiamo una condizione in cui ci sentiamo abbandonati a noi stessi, oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione, ansiosi di instaurare relazioni. Nel contempo siamo timorosi di restare impigliati in relazioni troppo stabili o definitive, che possano comportare oneri e tensioni che non pensiamo di poter sopportare. Oggi tendiamo tutti ad essere liberi molto più che in passato, ma ognuno è molto più solo che in passato e tenta forme e sistemi per uscire da questa solitudine. Nella maggior parte dei casi le relazioni o si rivelano frustranti perché deludono aspettative di durevolezza e stabilità, o suscitano timore perché tali aspettative vengono soddisfatte implicando però un prezzo troppo alto in termini di perdita di libertà. Dunque la relazione è un terreno di grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e al tempo stesso fornire all’individuo una dose sufficiente di sicurezza e stabilità per non risultare frustrante.

La crescente incapacità dell’individuo di uscire dall’egocentrismo e trovare modi gratificanti di aggregazione, è un disagio che investe anche la sessualità. Le passioni sono messe al bando e il sesso diviene un’azione razionale e calcolata. Oggi ci si aspetta un sesso autonomo e autosufficiente, performance sessuali con il più alto livello di perfezione e in grado di generare elevata soddisfazione. Ma in questa maniera esso diviene paradossalmente sempre più insoddisfacente, non regge l’altezza delle aspettative e si trasforma in generatore di ansia e frustrazione.

La ricerca del piacere sensuale libero e disinibito e soprattutto esente da ogni impegno è consuetudine, mentre unire il piacere dell’eros ad una relazione di autentico amore, stabile e duraturo, risulta essere una vera trasgressione.

Il tabù della società contemporanea non è rappresentato dal sesso, bensì dall’amore.

Il sesso si presenta come aspirazione alla felicità senza legami, libera da effetti collaterali, è la massima incarnazione della libertà liquido-moderna: la libertà di consumare. I rapporti sessuali sono vissuti in modo consumistico, escludendo implicazioni sentimentali, in un contesto dove tutto va rinnovato velocemente, senza lasciare spazio a progetti a lungo termine, a relazioni stabili o all’amore profondo, ma soltanto a fugaci avventure prive di vincoli.

La modernità liquida non ha solo sgretolato la relazione sentimentale, ma ha anche snaturato la sessualità, rendendola sovente un problema piuttosto che un’opportunità di piacere e soddisfazione.

L’erotismo è l’espressione del desiderio erotico verso qualcuno e definisce il tipo di relazione. Va oltre la mera sensualità, è un sentire composto e definito da eccitazione sessuale e vissuto emotivo insieme, manifesta prossimità e desiderio in contrapposizione a voglia e possesso.

Ma l’uomo contemporaneo, oltre a non conoscere il vero amore, non conosce il vero erotismo. Lo confonde con il feticismo, con la pornografia, con ogni tipo di espressione più cruda della sessualità.

La libertà estrema e la scissione tra sesso e amore si sono rivelati disastrosi su tutti i fronti. Il desiderio sessuale si è di gran lunga affievolito e sono cresciuti in misura esponenziale i disturbi psichici di origine sessuale.

Tirando le somme, possiamo facilmente comprendere che oggi viviamo dominati da istinti primari più che da ragione e sentimento. Siamo vittime di una mercificazione che ci induce a svendere sentimenti e ragioni ad una circolazione veloce della soddisfazione e del piacere.

In un mondo simile, risulta estremamente difficile applicare la formula dell’amore come legame eterno ed inscindibile. Il comportamento umano, incluso quello amoroso, è una costruzione storica, legata alla cultura e alle esigenze sociali del tempo in cui si vive.

Non è l’amore ad essere cambiato, ma gli uomini che lo praticano.

 

Nunzia Manzo