IL RITORNO DI KEYSER SöZE

«Non esiste documento di civiltà che non sia contemporaneamente documento di barbarie» (Walter Benjamin, “Angelus Novus”).

Pochi attori sono riusciti ad interpretare le inquietudini dell’uomo comune moderno, come Kevin Spacey … già a partire dagli anni Novanta (“Americani”, “L.A. Confidential”, “Il negoziatore”, “American Beauty”), arrivando ai giorni nostri.

Per tutti questi film è stato pluripremiato, e, collateralmente alla carriera d’attore, ha intrapreso anche quella di sceneggiatore, di regista e soprattutto di produttore.

Ma per i cinefili, Kevin Spacey rimarrà soprattutto Keyser Söze, personaggio de “I soliti sospetti” (1995), ed emblema di efferatezza e crudeltà infinita.

La pellicola è nota soprattutto per il colpo di scena finale, in cui si scopre che l’invalido Roger “Verbal” Kint, il meno sospettabile fra i sospetti, a causa della sua evidentissima mediocrità, è proprio Keyser Söze, sotto mentite spoglie.

E se delle inquietudini dell’uomo comune moderno, sopra evocate, fa parte l’essere contemporaneamente una persona banale e un gran criminale (cosa che tutti siamo potenzialmente, nell’oscuro dei nostri meandri e delle nostre pulsioni), Spacey, nell’essere “Verbal”, e, contemporaneamente, Söze, è da considerarsi un attore veramente rappresentativo …

il più rappresentativo di questi ultimi anni, e, secondo me, il degnissimo erede di Jack Nicholson.

Per quanto riguarda la sua vita pubblica e privata fuori dal mondo della celluloide, l’ambivalenza viene ulteriormente confermata.

Da una parte, Kevin Spacey è grande sostenitore del Partito Democratico americano, ed amico personale di Bill Clinton; dall’altra, è diventato protagonista dell’ennesimo scandalo sessuale dei giorni nostri.

La sua vicenda (nonché quella di altri, e soprattutto di altre) è troppo nota e troppo attuale, per dover essere qui riassunta. Basterà dire l’essenziale: diversamente dagli altri personaggi coinvolti, stiamo parlando di omosessualità (l’attore, nell’occasione, ha fatto “coming out”).

Stiamo inoltre parlando di rapporti tentati con un minore, la qual cosa ha sollecitato raffronti, in parte possibili, in parte avventati, con la figura e la vicenda pubblica e privata di Pier Paolo Pasolini:

http://m.dagospia.com/paolo-guzzanti-pensate-se-il-processo-mediatico-a-spacey-l-avessero-fatto-a-pasolini-160201

Ma è questa VERAMENTE la notizia? Molestie di cui presumibilmente si mormorava da un pezzo … processi che porteranno presumibilmente quasi sempre a un nulla di fatto (ad eccezione della posizione di Weinstein), quantomeno per mancanza di prove … estensione del problema dal mondo dell’eterosessualità a quello dell’omosessualità?

La notizia VERA sarebbe l’avvento di una seria riflessione sociale sugli stupri, sulle molestie e sui comportamenti che avvengono nella quotidianità della gente normale!

Per quanto riguarda Kevin Spacey, appare inoltre scontata la sua sospensione dagli impegni in corso (il mondo del cinema e dei media, impegnato fino a ieri a sciacquarsi i genitali, ha evidentemente deciso di sciacquarsi anche la faccia), ed anche la sua auto-sospensione, “per farsi curare”. Meno scontato, secondo me, è il fatto che gli sia stato revocato un premio importante, raggiunto per meriti artistici:

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2017/10/31/kevin-spacey-resta-senza-house-of-cards-e-senza-emmy-tolto-il-premio_3d6856ef-025d-4eef-9554-a1a67eee8fde.html

O meglio, può apparire comunque scontato, considerando la “pulizia” a gran voce richiesta, ma sollecita contemporaneamente una riflessione ulteriore: la notizia importante, insomma, rischia di essere una delle più antiche e dibattute, quella dei rapporti fra estetica ed etica.

Per formularla esplicitamente, ma in modo dubitativo (come è giocoforza per i grandi problemi, che sono tali, “grandi”, proprio perché destinati a rimanere irrisolti): può la voce dell’etica (e nel caso specifico la “voce etica” dell’opinione pubblica, che chiede ragione di determinati comportamenti, e potrebbe inoltre dire la sua, rispetto a eventuali condanne giudiziarie), mettere a tacere i meriti raggiunti artisticamente (e quindi sanciti “esteticamente” dall’opinione pubblica stessa, oltre che dagli addetti ai lavori)?

Dal sito della Casa Editrice Adelphi, a commento di due discorsi di Josif Brodskij, raccolti nel volume “Dall’esilio” (1988): Quando, dal podio di Stoccolma, si è udito che «l’estetica è la madre dell’etica» – e proprio da uno scrittore di impavida fermezza etica –, tutti hanno avvertito una scossa salutare. La letteratura non serve a salvare il mondo. Ma è il più formidabile «acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell’universo».

(Ci si riferisce al Nobel per la Letteratura, conferito nel 1987 al poeta russo, e alla sua “prolusione”, che è, per l’appunto, uno dei due discorsi riportati nel libro. Ovviamente, quello che si dice della letteratura vale anche per le altre arti, ed in buona misura per i prodotti mediatici imparentati con l’arte, come quelli filmici e televisivi.)

Nel caso specifico, Kevin Spacey, con alcune interpretazioni magistrali e pluripremate, ha contribuito, A PRESCINDERE DALLA SUA PERSONA NEL QUOTIDIANO, ad “accelerare” la conoscenza e la comprensione dell’universo (estetica), generando pertanto (“madre”) un mondo che magari non sarà “salvato”, ma potrà essere, nel tempo, più colto e consapevole, e pertanto “migliore” (etica).

Ha senso, a questo punto, privarlo di un riconoscimento che è, al contempo, un segnale per il pubblico, in quanto convoglia l’attenzione generale verso un prodotto artistico e mediatico “meritevole”? Si colpisce l’artista, o si finisce anche per colpire in questo modo il processo di acculturazione e comprensione generale?

A mio parere, un artista mai e poi mai dovrebbe essere giudicato per la sua vita. Se ciò avvenisse, dovremmo invalidare una grandissima quantità di opere prodotte nella storia della cultura e della civiltà, che ci lasciano comunque un insegnamento, più o meno importante.

Ma siccome la realtà ha quasi sempre due facce, altrettanto plausibilmente potremmo chiederci:

Come mai un artista (che, per dirla alla Brodskij, “genera etica” mediante l’ “estetica”), nel suo processo di sviluppo personale non è stato “condizionato positivamente” dalla ricerca e dagli studi, nel dare una migliore dimensione “estetica” (e quindi indirettamente “etica”) alla sua stessa vita?

Il nostro articolo non può che terminare lasciando aperte entrambe le questioni in corsivo …

… che diventano stimolanti proprio perché complementari: l’estetica rimane madre dell’etica, a prescindere dalla vita pubblica e privata degli artisti; ma fa comunque riflettere ulteriormente, quando ci sia dato di sospettare uno sviluppo estetico ed etico mancato o carente, proprio in coloro che hanno avuto un grande privilegio: quello di svolgere e incarnare, nell’ambito della società, la funzione e il ruolo dell’artista.

 

Gianfranco Domizi