E vissero infelici e scontenti

Molte persone confondono la felicità con la contentezza, invece sono due concetti differenti se non addirittura contrapposti.

LA FELICITA’  è un’emozione breve: non è possibile rincorrerla e nemmeno ottenerla attraverso uno sforzo di volontà. Si tratta di una condizione estemporanea ed è rappresentata da momenti sfuggenti. Inoltre, per poterla provare, sono indispensabili due elementi: desiderio e dubbio.

Il desiderio può nascere solo da quello che non si ha o che si possiede parzialmente. Ciò che si ha a portata di mano può essere vissuto, goduto, contemplato, ma non si potrà mai empiricamente desiderare un dato oggettivo di cui disponiamo.

-Il dubbio è fondamentale.  Le  certezze rendono contenti, appagati, ma non felici. La felicità deve nutrirsi di dubbi e non di sicurezze. La letteratura è ricchissima di storie di uomini e donne che, nonostante fossero contenti di ciò che avevano e di ciò che erano, si sono lanciati nell’ignoto nella speranza di vivere momenti di felicità.

LA CONTENTEZZA si nutre proprio di certezze: si appoggia su basi solide, si arricchisce di componenti concreti. E’ un’emozione duratura e, a differenza della felicità, può essere alimentata con la volontà e l’impegno. Gli epicurei, ad esempio, erano alla ricerca di questa forma di piacere e non ambivano affatto all’estasi, bensì alla misura delle cose. Dove c’è contentezza però, non può esserci felicità! L’una esclude irrimediabilmente l’altra. La prima porta all’estasi, la seconda alla serenità. Quindi: –E vissero felici e contenti- è una frase perfetta per le fiabe, ma un’utopia per il mondo reale.

A tale proposito Sigmund Freud diceva: “L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza”. Forse sarebbe stato più opportuno dire che l’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di contentezza.

Pertanto, come abbiamo potuto analizzare durante il corso della vita è possibile essere felici oppure contenti: non è ipotizzabile vivere entrambe le condizioni contemporaneamente. Se le persone prendessero consapevolezza di questo elementare, ma insindacabile condizione esistenziale, potrebbero quanto meno esperire uno dei due stati mentali e chissà, con un po’ di fortuna, anche entrambi…in periodi diversi, naturalmente.

 

Antimo Pappadia