LA PORNOGRAFIA AL FEMMINILE

La pornografia è uno dei rari elementi commerciali che non ha assolutamente risentito della crisi economica: vanta un volume di affari incalcolabile.

Ne è trascorso di tempo da quel lontano 23 ottobre 1901, quando per la prima volta in Italia, a Reggio Emilia, proiettarono un film porno: la sua riproduzione non avvenne in un cinema di periferia, ma al Teatro “Ariosto”. Sì, proprio nel Teatro storico ubicato in centro città, con la sola differenza che allora portava il nome di “Politeama”.

Oggi le cose sono di gran lunga cambiate. L’industria del porno si è spostata prevalentemente in rete e lo sanno bene le multinazionali, come la General Motors, che silenziosamente hanno investito cifre ragguardevoli in un campo che non conosce limiti geografici, politici, di nazionalità o di religione.

Proviamo a snocciolare un po’ di dati. Stando a quanto dice il quotidiano: “Il resto del Carlino” di sabato 7 ottobre scorso, in Italia 7 milioni di utenti visualizzano più sito porno che news e nel mondo i sex-addict sono più di 70 milioni, 1 su 10 è minorenne. Ogni giorno vengono spedite 2 miliardi e 500mila mail con contenuti pornografici, circa l’8% del totale della posta elettronica.

Cos’è la pornografia? Qual è l’etimologia di questa parola? Per pornografia si intende la raffigurazione di atti sessuali espliciti che hanno lo scopo di provocare eccitazione in chi li osserva.

La pornografia classica è tradizionalmente rivolta ai maschi. Negli ultimi anni però, anche il gentil sesso si è mostrato incuriosito ed eccitato dalla visione di film hard, cosa che ha spinto i professionisti del settore cinematografico a creare un genere specifico rivolto alle donne. In tema di sessualità, uomini e donne vivono emozioni e sensazioni in modo piuttosto differente.

Nei film porno classici, cioè quelli ideati per eccitare il cosiddetto sesso forte, le scene sono generalmente girate in ambienti poco curati, ove le donne sono disponibili, accondiscendenti e intente a soddisfare tutte le esigenze del partner, il tutto senza mai preoccuparsi delle proprie. Il loro piacere, in questo tipo di contesto, appare direttamente proporzionale al godimento del maschio con cui consumano l’amplesso.

La nudità è un elemento imprescindibile per l’eccitazione del sesso forte. Tuttavia non di rado scarni indumenti provocanti come giarrettiere, perizoma o scarpe a spillo, più utili a esaltare la nudità che a coprire i genitali, vengono indossati da donne in preda a una improbabile frenesia sessuale.

Per l’eccitazione maschile resta di fondamentale importanza la visione del membro durante l’eiaculazione. Un particolare che non interessa molto alle donne ma che, per la pornografia rivolta all’uomo, diviene parte escatologica per ogni sceneggiatura di questo genere di film.

L’industria del porno al femminile, nonostante abbia lo stesso fine di produrre uno stimolo sessuale, propone una forma di erotismo differente, nell’essenza e nella manifestazione.

Innanzitutto il contesto in cui si svolgono gli amplessi non è né improvvisato, né approssimativo ed è sempre curato nei particolari. Camere eleganti, ambienti confortevoli e di classe fanno da scenario ad attori che non esaltano la nudità dei propri genitali, ma assumono comportamenti e movenze in grado di sollecitare le più inconfessabili fantasie presenti nell’intimo femminile.

La nudità e il senso del potere non assumono mai un ruolo predominante nella pornografia rivolta al femminile. I maschi non sono dei superdotati succubi del partner e pronti ad appagare le esigenze sessuali di femmine eccitate ma, semplicemente, uomini consapevoli e inclini a condividere il piacere dell’eros.

Gli stereotipi pornografici maschili non sono per nulla graditi all’erotismo femminile. Le scene ovviamente sono hot, ma mai standardizzate. L’infermiera che intraprende un improbabile rapporto orale con un paziente malato non è credibile per l’eros del gentil sesso.

La fiction hard rivolta al femminile, per essere eccitante, deve essere verosimile e anche se viene enfatizzata deve rimanere sempre credibile.

Quindi, compendiando quanto asserito, possiamo dire che la pornografia maschile è esplicita, povera di contenuti e un po’ sessista e, mi dispiace doverlo riconoscere, anche di cattivo gusto. Quella femminile invece punta alla fantasia, prevede dei contenuti impliciti, ha un non so che di artistico e tende a convergere verso l’erotismo.

 

Antimo Pappadia