Come cambia la buona scuola.

 

  • L’anno scolastico è cominciato! Questo periodo è vocato alle annuali celebrazioni dedicate alle attività e al Collegio dei Docenti. Ciascun istituto vara le attività programmate annualmente compresa l’attività di orientamento scolastico in entrata e in uscita. Alcune scuole decidono per la Funzione Obiettivo, altre per un organigramma, ovvero per una Commissione con il compito di affrontare open day, fiere, campus, allestimento laboratori, ecc. Insomma, è il momento in cui si “lucida l’argenteria”, cioè si organizzano volantini pubblicitari, brochure, si ingaggiano studenti e insegnanti (poveri cirenei) che trascorrono ore e ore nelle attività di pubblicità, si ricercano esperti nell’ambito dei vari indirizzi presenti nell’Istituto. Da quando le nuove deformanti riforme scolastiche sono entrate a regime, le attività di orientamento – specialmente quelle in entrata – sono diventate una sorta di gara a catturare “clienti”, come se la scuola fosse divenuta una sorta di azienda.

Per anni, io stesso, prima che entrasse in vigore questa nuova logica aziendalista, ho partecipato alle attività di orientamento in entrata, ma poi quando le cose sono cambiate – direi in senso negativo – ho lasciato perdere, preferendo di dedicare il mio tempo a cose che considero più utili e più importanti per tutta la società. Inoltre, un particolare non trascurabile e che molti non sanno, è che un insegnante di fatto, lavora con una retribuzione media di poco più di dieci euro l’ora.

L’attività di orientamento è diventata una sorta di mercato a libera concorrenza in cui le scuole, animate da un principio di vera e propria logica “capitalista” si fanno una spietata concorrenza tra di loro, cercando di elaborare i manifesti più belli i volantini maggiormente accattivanti e le brochure più patinate. Si richiede ai docenti di essere sempre carismatici, di enfatizzare l’immagine della qualità della scuola e presentare la didattica così come si farebbe con un prodotto commerciale. Purtroppo però, ciò che è offerto dall’immagine e la realtà scolastica concreta, non sono sempre collimanti.

E, in tutto questo, che ruolo hanno famiglie e studenti? Il nuovo orientamento somiglia più ad una logica governata dalla domanda e dall’offerta, piuttosto che legata al mondo dell’istruzione.

Pertanto mi sorge spontanea una domanda: a chi giova tutto questo?

Sicuramente qualcuno ne trae vantaggi. Di certo ne eneficiano quegli Istituti che, avendo un considerevole numero totale di studenti, possono attivare percorsi sperimentali e attività, il che garantisce stanziamenti di denaro a vantaggio dell’istituto stesso. Insomma una sorta di sarabanda che sembra più una giostrina e un teatrino di marionette che non un vero e proprio sviluppo di qualità e competenze.

Il colpo finale è stato dato dalla “buona scuola” e dalle 400 ore da spendere durante il triennio come alternanza scuola/lavoro, la cui gestione è diventata un altro effimero fiore all’occhiello da sbandierare nelle attività di orientamento.

 

Carmine Valendino