La tragica favola di Giulia – Seconda parte

 

La testimonianza di Giulia, prosegue. Voglio sottolineare il termine “testimonianza”, non solo perché questa è la rubrica delle testimonianze, ma soprattutto perchè l’obiettivo di “Autobiografia del Disagio”è quello di riportare i racconti e le storie, senza la presunzione del giudizio. Ogni racconto ha in sé il grande dono della comprensione, uno spunto per vedere ciò che spesso ci passa inosservato. Il giudizio non è utile a nessuno, né a Giulia né a noi, ma entrare in una storia con l’umiltà dell’ascolto, può invece fare miracoli.

 

“… Siamo andati dall’avvocato, stabilito le cose importanti: l’uscita di Filippo da casa, gli alimenti e la gestione dei figli, e valutato la questione debitoria di Filippo. Nonostante ciò, per quasi un anno ha continuato a stare sotto lo stesso tetto. Non voleva andarsere e faceva di tutto per sabotare ogni possibile soluzione abitativa; tutti gli appartamenti che gli trovavamo, avevano sempre qualcosa che non gli andava bene.  Non è stato facile né per me né per i figli.

Filippo era stato licenziato in tronco dall’azienda, pare avesse combinato grossi guai anche lì …. del resto, non me ne stupii.

Però, baciato sempre dalla fortuna, trovò subito un ottimo impiego ben retribuito. Almeno quello gli permetteva di iniziare a far fronte agli innumerevoli debiti.

Oltre al problema “casa” , anche la stessa gestione soldi di Filippo era un grosso problema.

Ovviamente, per tutte le pendenze che aveva, non poteva avere conti correnti dove fare arrivare la sua busta paga e inoltre … non era neanche nella condizione di poter amministrare soldi, considerato che tutto quello che gli arrivava tra le mani veniva buttato e bruciato nelle slot.

Così, nonostante una separazione sulla carta, ci fu  un tempo imterminabile di permanenza di Filippo in casa, e in oltre, mi presi il pesante incarico di un c/c cointestato, per l’amministrazione della busta di Filippo, e la relativa gestione dei debiti.
Debiti che tra l’altro, continuavano a saltare fuori come i funghi in autunno… Quelli più grossi si sono trasformati in pacchi di rate: equitalia, le banche, e le finanziarie.
Tutti i mesi, ancora oggi, arriva la busta paga, mi assicuro che vengano pagate tutte le rate, e poi a seguire, le sue spese di casa, le sue bollette e le sue spese personali.

In questi anni … non è rimasto mai un centesimo  per i figli.

In un primo tempo pensavo che le cose piano piano si sarebbero sistemate, che sarei tornata ad occuparmi della mia vita, ero anche riuscita a convincere Filippo a rientrare in un percorso curativo. I primi due incontri obbligatoriamente erano da farsi con i familiari, così Filippo fu in un certo senso costretto ad esserci, ma poi nel momento in cui doveva proseguire con il percorso vero, da solo,  ha iniziato a dire che lui non aveva nessun problema, che non giocava più e tante altre menzogne.
Menzogne smontate di giorno in giorno, che hanno riempito la mia vita!
Ho un peso enorme perchè non riesco a liberarmi da quest’incubo, il mio passato mi perseguita in ogni momento.

Sono imprigionata in un tempo che non cambia. Non riesco ad avere un sano presente e tanto meno vedere un futuro. Ogni giorno c’è sempre qualcosa, una nuvola nera che mi preclude ogni possibilità di gioia.

Qualche mese fa, Filippo, mi ha portato un’utenza consistente da pagare, 580 euro di metano, e io gli ho ritirato i soldi. E’ uscito di casa con i soldi e la bolletta dirigendosi immediatamente alla posta.  Poi, qualche giorno fa, una lite furiosa! E’ tornato, voleva entrare in casa mia e farsi una doccia calda. Si è arrabbiato e urlava: “Tu non sai cosa vuol dire farsi una doccia fredda…”
Si… così ho saputo che  gli avevano staccato i tubi del gas.  I soldi per pagare l’utenza sono finiti come tutti gli altri, dentro ad una sporca macchinetta.

Lui doveva essere l’uomo della mia vita. L’ho sposato, credevo con tutta me stessa in questo. L’amore per sempre…
Ma oggi lo so, non può essere così. Lui non ammette e non ammetterà mai il suo problema. Lui non gioca.
In quelle scatole di lamiera sono finiti ormai quasi un milione e mezzo di euro, ma lui no, non gioca.

Io sono disoccupata da mesi, e in questi anni ho fatto lavori umili di ogni tipo. Anch’io all’epoca fui messa in condizione di perdere il posto di lavoro. In quanto moglie, ho perso tutto…anche il rispetto per quello che io ero, come Giulia e non come moglie di Filippo.

Ieri è arrivato ansimante dicendo che era rimasto senza benzina e aveva bisogno di dieci euro. Ne avevo quindici in casa. Faccio presto a fare i conti delle mie risorse…

Dieci le ho dati a lui, cinque sono rimasti a me.
Perchè? Non lo so. E’ così … lo faccio e non me lo so spiegare.

Ma so che mezz’ora dopo era fermo a quel bar maledetto. Sono scesa dalla macchina e sono entrata. Era appiccicato alla slot.   Dovevo vedere la menzogna… ancora. Quasi non avessi ancora visto e vissuto abbastanza.

La mia vita non c’é oggi. Sono occupata dai troppi brutti ricordi mescolati alle persistenti angosce quotidiane.

Forse il mio racconto doveva partire dalla mia infanzia. Sono cresciuta con un padre violento e tutto è riaffiorato e riaffiora prepotente su ogni avvenimento della mia vita.  Affiorano le immagini della mia infanzia e giovinezza. Rimbalzano di continuo come complici dei drammi di oggi.

Mio padre era un personaggio professionalmente importante sai?! Un’eccellenza.   “Fuori”, ma in casa, voleva una figlia che non ero io.
Quando non ero come lui voleva, mi picchiava, mi sputava addosso.

Puoi immaginare un padre che ti sputa addosso?
Mi ha fatto mangiare il suo piscio. Ero una bambina e lui mi pisciava addosso.

Non ho potuto essere Giulia, non ho potuto studiare quello che volevo, fare quello che volevo, crescere liberamente per come ero.

Sempre sotto la lente d’ingrandimento, e le pressioni violente di mio padre.

Così, sono uscita di casa presto, creata la mia famiglia, presto, e lui non mi ha risparmiato il suo caro prezzo anche di questo…
Ricordo giorni di festa, come il Natale, dove lui chiamava tutti a pranzo, tutti… fuori che me. Io era la figlia che non era come voleva. E di conseguenza anche la mia nuova famiglia e i miei figli non erano ben accetti.
Non mi ha risparmiato neanche una sola mortificazione. Ogni occasione è stata buona per lui.

Ho studiato, mi sono laureata. Gli ho dimostrato di essere brava… anche una brava imprenditrice, realizzata. Una bella famiglia, una bella casa…

Ma quella favola è durata pochi momenti, ora lo so. Solo io ho continuato a vederla e non vedere altro.

Non è facile ricostruirsi una vita. Dopo tutto quello che ho fatto e vissuto.  Dopo tutto quello che è successo.              E’ difficile.

Ho una relazione da oltre un anno. Si chiama Marco.

Nella mia testa ho un’idea di coppia che non riesco a realizzare. Mi piacerebbe fare tutto insieme, mi piacerebbe condividere ogni cosa, svegliarsi e fare colazione, mi piacerebbero quelle vacanze che non ho mai fatto. Mi piacerebbe avere quella famiglia che forse non ho mai avuto. Ma, Marco è un uomo indipendente, quantomeno da me, pieno di impegni personali, proiettato alle sue cose, ai suoi interessi; ha una sua vita colma, dove io non sono compresa, né come interprete, neppure come controfigura.  Io copro un piccolissimo spazio. Quello di una pizza, di poche ore rubate a qualche notte. 
E allora molto spesso litighiamo. E i toni si fanno aspri. Anche Marco ha imparato presto come ferirmi. Sono pazza, sprovveduta, e sono quella fatta male e sbagliata!
Lo so che non dovrei permettere a nessuno, più a nessuno di dirmi queste frasi… lo sento nella pancia, sono le stesse parole che mi hanno marchiata da bambina… 

Più volte gli ho detto basta… che voglio una relazione diversa. Che non siamo obbligati a stare insieme, se desideriamo una vita diversa… Perchè io immagino e voglio una vita di coppia diversa… Ma quando torna, ed è gentile, mi pare tutto quello che ho e tutto ricomincia da capo.

Non amo stare sola. Il mio tempo è incastrato nel passato. Non ho interessi, hobby, non riesco a stare in pace con me stessa leggendo un libro o ascoltando un po’ di musica.  Non so cosa fare della mia vita da sola. Non faccio nulla di mio… mi piaceva ballare… si ricordo che mi piaceva tanto ballare…

 

“E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra  e non volevi le ali.”   (Alda Merini)

 

Marzia Schenetti