Sesso, disabilità e ipocrisia

 

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In passato, sia dal punto di vista professionale, sia come giornalista, mi sono occupato spesso di sessualità. Ho scritto molti articoli in merito a questo tema, in quanto ho sempre ritenuto che l’affettività e l’erotismo siano elementi troppo spesso sottovalutati nel mondo della disabilità. Tra le diverse tematiche affrontate di certo, non ho trascurato il tema concernente i tecnici sessuali specializzati in questa peculiare forma di cura alla persona. L’assistente sessuale, infatti, non è un mercenario del sesso, ma un professionista che, in alcuni paesi, come Olanda, Danimarca, e Austria,  già esiste da tempo. L’assistente sessuale, per chi non lo sapesse, è un operatore del sesso che si occupa della sfera erotica dei disabili. Trattasi di uno specialista dei servizi alla persona, riconosciuto giuridicamente e socialmente, regolarmente iscritto ad un Albo e obbligato a rispettare tutte quelle regole previste sia in campo legale, sia in quello etico . Questi tecnici sociali del sesso, sono ben formati e hanno un’infarinatura didattica in  diverse discipline (dalla psicologia all’anatomia, dalla sociologia alla medicina). L’assistente sessuale, nella parte dell’Europa più civile, è a tutti gli effetti un professionista proprio come un avvocato, un medico o un logopedista.

Tuttavia nonostante abbia più volte affrontato questa spinosa tematica, non mi sono mai sbilanciato in merito ai benefici psicofisici che un’attività sessuale possa arrecare ad un disabile e neppure ho mai osato dare suggerimenti e consigli giuridici, ma ho sempre palesato, con determinazione, il fitto velo di ipocrisia che ricopre questo delicato argomento. Non a caso ho evidenziato il fatto che alcuni leader politici, utilizzano la fragilità della categoria sociale in assoluto più vulnerabile, come opportunità per aumentare il consenso pubblico.  Basti pensare al fatto che nei periodi preelettorali, molti leader politici si mostrano interessati al tema della sessualità nella disabilità, ma appena concluse le votazioni, tutti se ne dimenticano per poi ricordarsene nelle successive elezioni.  A questo punto, un attento lettore potrebbe domandarmi: qual è la novità? Novità, in effetti,  non ce ne sono;  però, tre cose che dimostrano l’ipocrisia di alcuni leader politici, quando dicono che stanno preparando un disegno di legge  per istituzionalizzare la figura dell’assistente sessuale, ho il dovere di ribadirle. In primis nessuno ha il coraggio di riconoscere un dato oggettivo, e cioè che in Italia l’assistenza sessuale esiste già!  Il fatto che non venga riconosciuta dal punto di vista giuridico, permette solo agli improvvisatori del sesso di aprire un mercato nero e molto redditizio, dando in cambio prestazioni poco protette e senza alcuna garanzia.

In secondo luogo, si sa benissimo che una legge di questo impatto sociale deve essere indissolubilmente accompagnata da una formazione culturale collettiva, perché in caso contrario, creerebbe una confusione tale da divenire inapplicabile.

Infine (e questa la definirei un’ipocrisia nell’ipocrisia), personalmente, ho sempre ascoltato i leader parlare dei bisogni sessuali dei maschi e le mie orecchie non hanno mai sentito nessun politico esprimersi pubblicamente in merito al bisogno sessuale delle donne e delle persone diversamente abili con orientamento omosessuale; quasi come se il tema dell’affettività nella disabilità fosse qualcosa legato al sesso maschile e non alla natura umana. Pertanto, il fatto che  restare ideologicamente nei gangli del tradizionalismo sia più politicamente vantaggioso, naturalmente, non è altro che una pura coincidenza.

Alla luce di quanto asserito, in qualità di giornalista e di tecnico dei servizi sociali, non mi resta altro che chiedere ad una parte  politica di smettere di fare promesse al solo scopo di ottenere dei voti. Visto che non si ha la giusta determinazione per fare alcun disegno di legge in merito all’assistenza sessuale almeno, si abbia la volontà  di rispettare  la dignità delle persone svantaggiate, senza illuderle con aspettative che poi saranno sistematicamente disilluse. Tra le tante strategie subdole per “fabbricare voti”  approfittare della fragilità della fascia sociale più debole, è indubbiamente quella più meschina.

 

Antimo Pappadia