Ideologie

NUMERO ZERO1Con il Numero Zero de “Lintelligente”, inizia la rubrica “Polis”, specificamente dedicata al nesso fra “Politica” e “Idee”.

 Dobbiamo arrenderci al fatto che la Politica sia pure amministrazione economica, o addirittura comitato d’affari? Oppure esiste ancora una possibilità di governare mediante l’elaborazione, la comunicazione ed il conflitto fra idee reciprocamente differenti?

 Tenteremo, nei vari numeri, di articolare esempi e risposte per questa apparentemente semplice domanda.

 Nel linguaggio comune, “ideologia” e “ideologie” stanno per “insieme/i di idee”, o, più ambiziosamente, per “sistema/i di idee”.

Non così per Marx, che vedeva nell’ “ideologia” una “falsa coscienza” derivante dall’ “essere sociale” delle persone.

E’ un concetto meno difficile di quanto sembri.

Se sono un imprenditore, vedrò nell’organizzazione aziendale una serie di tentativi e progetti per arrivare ad una maggiore efficacia ed efficienza.

Se sono un operaio, vedrò invece tentativi e progetti per intensificare lo sfruttamento della manodopera, e rendere pertanto quest’ultima più remunerativa per l’investitore.

I due “esseri sociali”, insomma, vedono lo stesso fenomeno … ma ne vedono solamente una parte (“falsa coscienza”): quella che maggiormente li coinvolge esistenzialmente.

Da questa impostazione, deriva una conseguenza importantissima: le idee su cui tentiamo di confrontarci politicamente, per erigere una Società, sono costituzionalmente opinabili e insicure, giacché si basano su quella parte di realtà che ci è data di vedere.

Detto in altri termini: ognuno è in possesso di una fetta di realtà, MA NON DELLA VERITA’. E quella fetta di realtà va instancabilmente raccontata, affinché diventi maggioranza.

Da ciò derivano due conseguenze.

La prima è di ordine politico-sociale: un esponente politico dovrà far passare per verità una realtà “verosimile”, ma non dimostrata, né dimostrabile: la sua “arma”, pertanto non è la scienza (discorso logico), ma la persuasione (discorso retorico). E chi fa della retorica migliore, “vince”.

La seconda è di ordine individuale: l’esponente politico che partorisce una retorica “vincente”, e vince pertando spacciando una presunta verità, è consapevole di questa sua funzione, o crede veramente che ciò che dice rappresenti una verità assodata?

In un caso, avremmo a che fare con il politico “scaltro”, nell’altro con il politico “ingenuo” (ma “in buona fede”). A quale dei due conviene affidare il Governo delle nostre Società, consentendogli in tal modo di influire sulle nostre vite esistenziali, famigliari, professionali?

Ma siccome la distinzione fra “scaltri” ed “ingenui” taglia anche gli elettori e i militanti, si finisce per avere ben quattro forme di comunicazione politica:

a) da dirigenti “scaltri” ad elettori e militanti “scaltri”;

b) da dirigenti “scaltri” ad elettori e militanti “ingenui”;

c) da dirigenti “ingenui” ad elettori e militanti “scaltri”;

d) da dirigenti “ingenui” ad elettori e militanti “ingenui”.

Nelle prossime puntate, proporremo esempi di politica e di comunicazione che potranno essere decodificati mediante le distinzioni precedenti.

Arrivederci e rileggerci al primo numero de www.lintelligente.it

 

 

Gianfranco Domizi